Garantisti fino a tiratura contraria

Potrebbe sembrare quasi una contraddizione in termini che una testata giornalistica chiamata Libero sforni una serie di articoli che definire “manettari” è un generoso eufemismo, ma tant’è.
Cantava Gaber che “libertà è partecipazione”, ma l’unica partecipazione che sto notando, purtroppo, è quella di chi si sta accanendo con una protervia che rischia di diventare incomprensibile contro una persona che si dichiara innocente e non può rispondere alle accuse.
Un vero e proprio processo mediatico contumaciale, che ricorda amaramente un clima da Terzo Reich o, per par condicio politica, da STASI della fu Germania dell’Est.

Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, nel senso che avrei probabilmente sperato in qualcosa di diverso, il quotidiano Libero, ad onta della sua fede garantista, sempre formalmente ribadita, non sta assumendo un atteggiamento propriamente tale in relazione a Massimo Bossetti.

Sebbene avessi già affrontato sia la questione relativa al DNA (vedi qui: / e qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/09/sbatti-il-mostro-in-prima-pagina-e-non-far-notare-le-incongruenze/ e qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/06/finche-dna-non-ci-separi-il-senso-degli-italiani-per-il-garantismo/) sia quella relativa ad “indizi” che sembrano più altro storie di ordinario gossip (https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/07/bossetti-e-la-sentenza-della-corte-delle-comari/), stamane ho ribadito con un commento lasciato in calce ad un articolo pubblicato su Libero alcune delle cose già evidenziate.

L’articolo in questione, rinvenibile all’URL http://www.liberoquotidiano.it/news/11652026/Yara–cosi-Massimo-Bossetti-rischia.html, sosteneva che con l’interrogatorio di martedì 8 luglio Bossetti avrebbe fatto un “clamoroso autogol” dichiarando al PM di soffrire di epistassi, e dunque giustificando ed ammettendo in tal modo la presenza della traccia del suo DNA rinvenuta sugli indumenti di Yara Gambirasio, e riferiva inoltre un’ennesima “prova” data dal fatto che in data 26 novembre 2010 Bossetti sarebbe stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre faceva benzina a Brembate sopra.

Il fatto che io non accetti il dogma del “colpevole per forza” non significa che debba abbracciare acriticamente quello opposto dell’innocente per forza.
Tuttavia mi sembra evidente che definire un “autogol” il fatto che un indiziato, che nella vita non è un genetista e presumibilmente di genetica non sa un bel nulla, provi a fornire una possibile spiegazione alla presenza del suo DNA sia quantomeno azzardato, nonché poco aderente alla realtà dei fatti.
Infine, non si capisce neppure come sia possibile che stiano trapelando i contenuti di un interrogatorio protetto da segreto istruttorio, ma per carità di patria, forse è meglio non interrogarsi troppo su questo ennesimo “mistero all’Italiana”.

Certo è che non sarebbe male recuperare un po’ di doverosa empatia e di senso di umanità, o si rischia di arrivare al paradosso che qualsiasi dichiarazione, quand’anche in palese buona fede, possa essere equivocata pur di avere un agnello sacrificale e/o di aumentare la tiratura del proprio giornale, naturalmente a spese del cittadino comune.

Siamo abituati a considerare i casi di cui sentiamo parlare nei media, con i loro vari corollari di pettegolezzi-ipotesi degli inquirenti-discussioni in salotti mediatici senza alcuna dignità né competenza-sentenze-condanne-assoluzioni come ombre distanti, o peggio come uno spettacolo al quale assistere, spesso con un malsano senso di morbosa curiosità.

Ciò che ci manca, in fondo, è la capacità di pensare, anche solo per un attimo, che dietro i martellanti servizi televisivi, le gogne mediatiche e giudiziarie di chi viene accusato di fatti che non ha o potrebbe non aver commesso, i titoloni allarmistici che svettano a caratteri cubitali sui quotidiani, ci sono delle persone in carne ed ossa, che quello che a noi appare come un patetico teatrino lo vivono sulla propria pelle.

Prima di riportare testualmente e a mò di lettera aperta quanto da me scritto come commento all’articolo su Libero, vorrei concludere con una riflessione.
Nel caso in cui io (o chiunque propenda per l’innocenza di questa persona, e ribadisco la parola persona, che in troppi hanno pensato bene di dimenticare), dovessi aver torto, non avrò nulla di cui rimproverarmi, perché ho agito unicamente in conformità con la presunzione di innocenza dovuta ad ogni individuo in quanto tale fino al terzo grado di giudizio.

Ma nel caso in cui dovessero avere torto tutte quelle persone che hanno avventatamente sputato la propria spazzatura interiore contro quest’uomo solo perché questo suggeriva la grancassa e perché ogni tanto, diciamolo, l’opinione pubblica ha bisogno del mostro contro il quale sfogare le proprie pulsioni represse, allora sì, qualcuno dovrà davvero rimproverarsi: e, se questi qualcuno avranno una coscienza, dovranno chiedere scusa in ginocchio a quest’uomo, a sua moglie e ai suoi figli, anche se è più probabile che sceglieranno di tacere con la coda fra le gambe: perché, in fondo, si alza la voce solo con chi non può difendersi.

Ecco il testo del mio commento:
“Gentilissima Redazione di Libero, mi rincresce dover prendere atto, leggendo i vostri articoli, del fatto che il garantismo del quale spesso parlate sia valido, evidentemente, solo per i politici.
Trovo il vostro articolo non solo estremamente fazioso, ma anche palesemente fuorviante e, oserei dire, ridicolo in alcune sue affermazioni.
Vedete, contro gli inermi si accaniva Fabrizio Maramaldo, il cui nome è oggi indice di scelleratezza e viltà per antonomasia: chi non è “un maramaldo” dovrebbe perlomeno avere l’accortezza di evitare processi sommari e senza contraddittorio a mezzo stampa, soprattutto di fronte ad un uomo che sta proclamando da giorni la propria innocenza e che, qualora fosse innocente, avrebbe la vita rovinata per sempre anche e soprattutto a causa della pseudo-informazione che viene propinata ai lettori.
Siccome io credo che la presunzione di innocenza valga sì per i politici, ma valga anche e soprattutto dinnanzi ad un semplice operaio che di certo non ha gli strumenti economici e culturali della Procura per potersi difendere, mi permetto di sottolineare ciò che a mio parere è scorretto nel vostro articolo:
1-Bossetti, ammettendo di soffrire di epistassi, ha ammesso platealmente che la traccia ematica isolata “sugli slip” di Yara è sua.
Davvero?
Da quando Bossetti da muratore è diventato genetista? L’inusitata trasformazione è avvenuta in questi 24 giorni di carcere?
Non credo ci voglia molto a capire che, dal momento che allo stato attuale Bossetti risulta essere stato identificato con Ignoto1 abbia cercato semplicemente di fornire una spiegazione alternativa alla presenza del suo DNA.
Inoltre, per eccesso di zelo, vale la pena di precisare che il DNA di Ignoto1 non è stato isolato propriamente sugli slip di Yara, ma sui leggings, attarverso i quali ha contaminato anche la sottostante parte degli slip.
Quindi la traccia (presumibilmente) ematica isolata sugli abiti di Yara è “esterna”, cosa che rende assai meno difficile spiegarne la presenza e una eventuale trasmissione accidentale.
Che si tratti di un autogol è un’affermazione priva di riscontri: Bossetti ha fornito una spiegazione alternativa, ma ciò non esclude che possa essere ripetuto il test del DNA (cosa che infatti la difesa ha chiesto di fare), e nell’ipotesi in cui risultasse che vi è stato un errore e non vi è coincidenza tra i DNA non vedo come la spiegazione alternativa proposta da Bossetti dovrebbe inficiare il test.

2- cito testualmente: “una ricostruzione in primis paradossale, difficile da prendere in considerazione”… Avete già sentenziato? E su quali basi?
Credete che sia da escludere che un muratore possa perdere un taglierino o gli possa essere preso da terzi?
Credete che si debba soprassedere sul fatto che la traccia di DNA sia stata isolata, come dice la stessa ordinanza del GIP, in un’area attigua ai margini recisi degli indumenti, cosa che rende plausibile una trasmissione attraverso arma da taglio?
O credete che ci si possa arrocare solo ed unicamente nella convinzione colpevolista della nuova Fede nel Mistero del Santissimo DNA, che per dogma inconfutabile a pena di rogo per eresia afferma che il DNA derivi necessariamente da un taglio procuratosi dal killer durante l’aggressione?
Nessuno ha verificato che dalle relazioni peritali come citate nell’ordinanza del GIP sulla povera Yara non sono state riscontrate lesioni tipicamente da difesa, cosa che rende improbabile l’ipotesi di una colluttazione nella quale il killer possa essersi ferito?
O si nota solo ciò che si vuole per fornire al popolo la strega da bruciare al rogo, dimentichi di ogni principio di umanità e dei nostri principi costituzionali?

3- Passiamo alla clamorosa novità delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso Bossetti proprio quel giorno a far benzina “vicino alla palestra”.
Vicino quanto?
E soprattutto, quanti distributori di benzina ci sono a Brembate Sopra?
E’ un paesino così piccolo che mi sorge il legittimo dubbio che ci sia solo un distributore o, in alternativa, che distributore “vicino” non significhi proprio nulla, giacché in una piccola realtà geografica tutto rischia di essere vicino a tutto.
Sappiamo che Bossetti passava spesso a Brembate Sopra, ci passava tornando dal lavoro e spesso vi faceva delle commissioni o andava a trovare suo fratello o a parlare con il suo commercialista, che vivono lì.
Non vedo perché fermarsi a dire che Bossetti è stato ripreso quel giorno: fosse stato ripreso solo quel giorno sarebbe forse un indizio (in realtà assai labile, visto che né l’istruttrice di ginnastica né le atlete ricordano di averlo mai visto nei pressi della palestra, secondo quanto da loro detto ai CC), ma sarebbe bene verificare che non ci passasse tutti i giorni, come d’altronde non ha mai negato di fare.
Allora, le guardiamo per intero le telecamere di sorveglianza, o continuiamo a crocifiggere sulla base di “indizi” sempre più discutibili un uomo che si dichiara innocente e ha tutto il diritto di essere ritenuto tale fino al terzo grado di giudizio??

Garantismo, signore e signori… che bella parola dimenticata…”

Chissà che un giorno il nome di Bossetti non divenga, insieme a quello dei tanti Tortora, dei tanti Zornitta, dei tanti Girolimoni, simbolo di una battaglia di civiltà giuridica che appare sempre più doveroso portare avanti.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Alessandra Pilloni

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...