Tutte le bugie di Massimo Bossetti… O su Massimo Bossetti?

Ebbene sì, signore e signori, devo darvi una notizia inaspettata, e dopo questa notizia tanto inattesa, dovrò forse gettare la spugna e ritenere esaurito il ruolo di questo blog informativo: Massimo Bossetti dice bugie.

A darci la notizia, una serie di trasmissioni televisive, rotocalchi, e chi meno ne ha più ne metta.

Non solo quest’uomo, della cui vita conosciamo ormai ogni singolo dettaglio con una dovizia di particolari che ha dell’aberrante, avrebbe seviziato e ucciso la povera Yara, ma il suo crimine continuerebbe ad essere marchiato, ogni giorno di più, dal segno dell’ignominia per il suo continuo mentire spudoratamente.

Come ho detto tante volte, io non posso affermare con oggettiva certezza che Massimo Bossetti sia colpevole o innocente: io non credo nella sua colpevolezza, e ritengo che gli indizi finora trapelati a suo carico siano insufficienti ed equivoci, in quanto passibili di essere interpretati -a mio avviso in modo più logico- in altro senso.

Un Tribunale dovrà poi stabilire la sua verità, che a sua volta sarà una verità processuale, che non sempre e non necessariamente collima con la realtà fattuale, e che né io né nessun altro, ad oggi, può sapere quale sarà.

Io non so neppure come si reagisca, quando si è innocenti o perlomeno così ci si proclama a gran voce, ad essere rinchiusi in carcere in isolamento da 27 giorni, lontani dalla propria famiglia e dai propri affetti, strappati alla propria vita, ma posso immaginare che in casi di questo tipo l’innocenza divenga quasi un macigno, con il quale fare i conti giorno dopo giorno.

Se oggi potessi parlare con il signor Massimo Bossetti e con la sua famiglia, mi piacerebbe dirgli che non tutti lo hanno avventatamente condannato, e che c’è chi cerca di seguire l’evolversi dei fatti in modo critico e nel rispetto dei diritti umani e della presunzione di innocenza.

In data 11 luglio, l’approfondimento sul caso Yara nella trasmissione Estate in Diretta è stato, per alcuni aspetti, degno di nota.
Mi permetto quindi di inserire il link dal quale è possibile rivedere la puntata in streaming: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bbf689fa-004e-4b5e-8448-3fc736c13275.html#p=0

Nella puntata in questione, i conduttori sembrano non farsi grandi scrupoli nel manifestare un palese scetticismo dinnanzi all’ipotesi che Bossetti possa non essere colpevole, e la parola “bugia” è ripetuta a più riprese, ma su questo aspetto torneremo in seguito.

Il primo aspetto sul quale invece vorrei richiamare l’attenzione, è la notizia di un furgone bianco ripreso dalle telecamere di sorveglianza, intorno alle ore 18,00, nei pressi della palestra in cui si allenava Yara.

Non sappiamo se il furgone di cui si parla sia o meno quello di Bossetti, ma vale la pena di richiamare almeno un elemento: il fatto che un furgone bianco sia passato da quelle parti alle ore 18,00, non dice molto, in quanto stando all’analisi delle celle telefoniche come descritta nell’ordinanza del GIP, il cellulare di Yara aggancia la cella telefonica di Ponte San Pietro, compatibile con la palestra, rispettivamente alle ore 18,25 ed alle ore 18,44.
E’ dunque lecito ipotizzare che alle ore 18,00 potesse anche non trovarsi in palestra, ed è ancor più lecito supporre che la sua scomparsa debba collocarsi ad un orario ben più tardo, posto che fino alle 18,44 non risulta, secondo le celle telefoniche, essersi spostata.

Del furgone in esame non si vede né la targa né il conducente (e per gli osservatori più maliziosi non si vede neppure il furgone, tanto è sfocato), ragion per cui cominciare subito a dar fiato alle trombe parlando di furgone di Bossetti è quantomeno azzardato.
Volendo ulteriormente sottilizzare, è necessario anche dire che il furgone non è stato ripreso “davanti alla palestra” come è stato detto dai media, se non altro perché le telecamere di sorveglianza del distributore guardavano verso l’interno dell’area di servizio per questioni di privacy.

Prendiamo però in esame la prospettiva più svantaggiosa per Bossetti, ossia supponiamo che quel furgone, del quale non si vede la targa né chi sta alla guida, sia proprio il suo.

Per vedere a quale livello di collasso mediatico siamo giunti, non ci si può esimere dall’osservare come titola Libero:

“Yara, la rivelazione di Tgcom 24: “Una telecamera incastra Bossetti”
“Le immagini collocherebbero il muratore in luoghi dove ha detto di non essere stato.”

Al di là del fatto che quell’ “incastra” nel titolone mal si sposa con il condizionale “collocherebbero”, soprassediamo sui peccati veniali ai quali Libero non sa proprio resistere e pensiamo alla “sostanza”.

Leggendo il titolone, qualcuno potrebbe pensare che Bossetti sia andato a far benzina in qualche viuzza pur di poter vedere la sua vittima.

Le cose però non stanno propriamente così.
In effetti, nei pressi della palestra frequentata dalla piccola Yara c’è un distributore di carburanti (http://www.paginegialle.it/brembate-di-sopra-bg/stazioni-di-servizio/distributori-carburanti-shell_4): è in via Locatelli, come la palestra stessa.

Peccato che via Locatelli sia null’altro che la strada principale, in cui Bossetti passava, per sua stessa ammissione, tutti i giorni mentre tornava dal lavoro (http://www.tuttocitta.it/mappa/brembate-di-sopra/via-bruno-locatelli).

Nell’ipotesi (comunque assai dubbia) in cui il furgone risultasse essere proprio di Bossetti, insomma, a differenza di quanto paventato da Libero, le immagini non collocherebbero il muratore in luoghi dove ha detto di non essere stato”, ma lo collocherebbero, quasi un’ora prima della scomparsa di Yara, in un luogo in cui, per sua stessa ammissione risultante nientemeno che dall’ordinanza del GIP (nella quale testualmente si legge che Bossetti passava tutti i giorni, tornando dal lavoro, davanti al centro sportivo… “come da lui dichiarato nell’interrogatorio”), passava tutti i giorni di ritorno dal lavoro, in un orario, tra l’altro, perfettamente compatibile con il ritorno dal lavoro.

E’ comunque utile sottolineare che il fantomatico “furgone bianco”, di per sé rischia di significare ben poco.
Il punto è che chiunque lavori nell’edilizia (e non solo) ha un furgone bianco.

Il tanto vituperato sistema di mappatura di google può essere molto utile per comprendere come nella zona i furgoni bianchi fossero tutt’altro che un’eccezione.

Ecco ad esempio un’immagine casuale di Brembate, angolo via Rampinelli (nella cui zona vi erano vari cantieri), immagini del 6/2011.
vr.

A proposito di furgoni bianchi, però, un’analisi oserei dire ancor più discutibile è pervenuta nel corso dell’ultima puntata di Segreti e Delitti, in cui si è passati, con dubbia soluzione di continuità, dalla ricerca di un furgone bianco a quella di un’auto grigia, sulla scorta forse del vecchio adagio per cui “se non è zuppa è pan bagnato”.

Sia chiaro che il mio intento non è quello di polemizzare sterilmente.
Sono una sostenitrice della più piena libertà di informazione, tuttavia credo che questa tendenza al processo mediatico non debba degenerare: a mio parere, soprattutto, vi è una differenza sostanziale tra il tentativo di informare, in modo completo di contraddittorio, al fine di inquadrare gli elementi a carico del presunto colpevole di un delitto e l’accanimento verso un “colpevole per forza”.
In quest’ultimo caso non abbiamo una serie di indizi che portano ad un presunto colpevole, ma una serie di “indizi” tagliati e cuciti su misura per farli coincidere con un colpevole.
Da questo modo di fare informazione non posso che dissociarmi apertamente e nel modo più assoluto, esprimendo anzi la più completa contrarietà e riprovazione.

Ma torniamo alla puntata di Estate in diretta e all’altra fantomatica bugia di Massimo Bossetti.
Nel corso della puntata viene detto che Massimo Bossetti ha agganciato la cella telefonica di Chignolo d’Isola in data 6 dicembre, un’evidenza da lui spiegata con il fatto di essere verosimilmente andato a comprare del materiale (lo acquistava lì).
Tuttavia, in quella data non risulta alcuna fattura e soprattutto il titolare del negozio non vide Bossetti il 6 dicembre 2010.
Non ci vuole un genio per capire che nessuno ricorda né può ricordare chi ha visto il 6 dicembre 2010, ma molti Italiani a questo punto stanno già accendendo la pira per bruciare al rogo il malcapitato.
Nota giustamente il Dott. Fusaro, criminologo, che non solo ricordare un dato simile è impossibile, ma anche che non necessariamente quando si acquista qualcosa viene rilasciata una fattura: non si tratta solo del solito problema dell’evasione fiscale, sul quale ovviamente non ci si può esprimere, ma del semplice fatto che spesso viene fatta una fattura definitiva (cosiddetta contro fattura) dopo diversi acquisti, ossia quando il prezzo della merce acquistata ha raggiunto un certo valore.

Prima di elargire l’infamante epiteto di “bugiardo” ad un uomo che grida la propria innocenza, e dinnanzi all’ennesimo “indizio” che rischia di essere un buco nell’acqua perché Chignolo d’Isola confina con Mapello, ragion per cui non è certo strano che Bossetti che ci passasse con una certa frequenza, ci si dovrebbe interrogare con attenzione su questi elementi.

Lascia inoltre spiazzati il fatto che all’opinione pubblica venga proposto prima che Bossetti spegneva il cellulare (circostanza già ampiamente messa in discussione qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/11/la-questione-delle-celle-telefoniche-tanto-rumore-per-nulla/) per non essere localizzato e poi che si recasse, in barba alla sua fredda e truce accortezza, con il cellulare evidentemente acceso, nel (presunto) luogo del delitto.

Oltre all’intervento del Dott.Fusaro, il quale ha inoltre ricordato, semmai ce ne fosse bisogno, che “il sonno della ragione genera mostri”, merita di essere evidenziato anche l’illuminante intervento della Dott.ssa Marina Baldi, nota genetista.

In relazione alle dichiarazioni di Bossetti circa la sua epistassi ed al possibile trasporto del DNA attraverso l’arma del delitto, la Dott.ssa Baldi ha infatti spiegato in termini molto semplici e concisi che, stando alle conoscenze del caso in analisi ad oggi disponibili (che riferiscono di un’unica traccia, presumibilmente ematica, di Ignoto1), un tale trasporto del DNA è scientificamente possibile; ha inoltre sottolineato come la contestazione circa il fatto che il sangue eventualmente presente sull’arma del delitto sarebbe stato secco, ha poco senso poiché il sangue secco, venendo a contatto con del sangue fresco (della vittima) andrebbe incontro a liquefazione.

Nel rivolgere un plauso alla schiettezza ed alla correttezza professionale della Dott.ssa Baldi, che emergono in maniera chiara anche dal suo evitare qualsivoglia commento sulla sua personale posizione sull’innocenza ovvero la colpevolezza dell’indiziato, non posso non ricordare con una certa soddisfazione che già avevo proposto un’analoga ipotesi in questo blog (vedi qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/09/sbatti-il-mostro-in-prima-pagina-e-non-far-notare-le-incongruenze/), ma soprattutto non posso non evidenziare come le parole della nota genetista sembrino contrastare nettamente con opinioni giornalistiche che parlavano ad esempio di “una ricostruzione in primis paradossale, difficile da prendere in considerazione” (vedi qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/10/garantisti-fino-a-tiratura-contraria/).

Tutto questo vale a ricordare, semmai ce ne fosse bisogno, quanto i processi mediatici rischino di essere approssimativi e di basarsi su nozioni fallaci e facilmente smentibili presentate all’opinione pubblica come veritiere.

Come molti avranno avuto modo di leggere, inoltre, oggi Repubblica ha pubblicato i contenuti del verbale dell’interrogatorio di (non) convalida del fermo del GIP avvenuto in data 19 giugno.
Leggo su Il Sussidiario (http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2014/7/12/YARA-GAMBIRASIO-News-i-colleghi-smentiscono-Bossetti-dal-cantiere-non-spari-nulla-oggi-12-luglio-/513866/) che Bossetti ha fornito in questo interrogatorio una “nuova” versione sulle lampade solari: ha infatti dichiarato di farle.
L’articolo dice a tal proposito che “fino a pochi giorni fa, Bossetti aveva dichiarato di non essere mai stato al centro estetico, ma era stato smentito dal titolare […]”.
Vorrei però ricordare all’articolista che l’interrogatorio con le affermazioni di Bossetti, sebbene pubblicato oggi, risale al 19 giugno: ragion per cui, “fino a pochi giorni fa”, non era Bossetti ad aver negato di essere stato al centro estetico, ma erano stati i media a sostenere che lo negasse, nonostante Bossetti nell’interrogatorio avesse dichiarato il contrario.

Un altro esempio calzante di bugia “di Bossetti”, ci arriva dal Corriere.
Dal Corriere di ieri si apprende infatti che Bossetti è stato smentito dai colleghi:http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_luglio_12/bossetti-smentito-colleghi-dal-cantiere-non-spari-nulla-b23e8d88-098c-11e4-bfee-4a37bea40287.shtml .
Quindi è bugiardo.
Perché sarebbe stato smentito?
Semplice: perché aveva detto che soffre di epistassi, e che quindi è possibile, qualora il DNA sia suo, che qualcuno possa aver usato come arma del delitto un suo taglierino “contaminato”.
Leggendo l’articolo si scopre però che i colleghi hanno confermato che soffre di epistassi, e negato che vi siano stati furti in cantiere a Palazzago.
Ciò che evidentemente sfugge è che, dicendo questo, non hanno smentito Bossetti, che non ha mai parlato di furti avvenuti in cantiere: chi non ci credesse può fare un rapido confronto con quanto riportato dai vari media in data 26 giugno, in cui si dice all’unanimità che Bossetti aveva menzionato un furto di attrezzi che avvenne dall’ “Iveco Daily parcheggiato sotto la casa di via Piana di Sopra a Mapello“.

Per chi volesse dilettarsi ad esaminare ulteriori discrasie mediatiche, se ne trovano anche di precedenti.
Ad esempio, in data 18 giugno, Oggi informava i lettori che era stata fatta la comparazione tra DNA di Massimo Bossetti e del suo padre legittimo per escludere il rapporto di filiazione e confortare l’esito del test precedente che vedeva in Bossetti “Ignoto1”.
“Oggi” forniva anche del risultato del test, che avrebbe dato esito negativo: Bossetti non è figlio del padre legittimo (http://www.oggi.it/attualita/notizie/2014/06/18/yara-gambirasio-il-caso-non-e-chiuso-bossetti-e-senza-alibi-ma-e-scontro-tra-giudici/)

Interessante però notare che l’ordinanza del GIP, del giorno successivo, smentisca che sia stata fatta la summenzionata comparazione.
Cito testualmente:
“Nel proseguo delle indagini potranno essere utilmente effettuati accertamenti volti a confrontare il DNA di Bossetti Giovanni e di Bossetti Massimo per stabilire il rapporto di filiazione tra gli stessi”.
Dunque quando è stata emessa l’ordinanza, il 19 giugno, il DNA al signor Giovanni Bossetti non era stato ancora prelevato e meno che mai comparato con quello di Massimo Bossetti: e pensare che i giornali il giorno prima conoscevano perfino il risultato della comparazione (stando all’ordinanza, non ancora avvenuta).

A questo punto non resta altra scelta che contattare il CICAP: se non è una prova di preveggenza questa!

In definitiva, sarebbe forse auspicabile, per chi è cattolico nel nome del principio in base al quale solo chi è “senza peccato” dovrebbe scagliare la prima pietra, per chi non lo è nel nome di un ordinario appello al buon senso, che sugli altari del sensazionalismo non si finisse per sacrificare quello che è attualmente un presunto innocente e che tale si dichiara, definendolo impropriamente “bugiardo” o con epiteti analoghi.

L’errore è stato forse il troppo clamore iniziale, che ha fatto perdere di vista, tra le tante cose, la lucidità d’analisi e ancor più il senso di empatia.

E’ stato facile accettare supinamente che Bossetti fosse il mostro, ed è stato facile attaccarlo senza pietà, con un atteggiamento spesso meschino, e lontano anni luce dal riserbo e dalla correttezza della famiglia della povera Yara Gambirasio, che ha mostrato una compostezza dalla quale tutti dovrebbero prendere esempio.

E’ stato facile convincersi avventatamente della colpevolezza di Massimo Bossetti, ma talvolta, come ebbe a dire Nietzsche,
“le convinzionipiù delle bugie, sono nemiche pericolose della verità”.

Alessandra Pilloni

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