Petizione su Firmiamo.it contro i processi mediatici e a tutela della presunzione di innocenza di Massimo Bossetti

Sebbene alla luce del recente tracollo mediatico al quale abbiamo assistito in relazione al Sig. Massimo Bossetti sia lecito sospettare che qualcuno possa a buon diritto dubitarne, esiste un codice deontologico per i giornalisti, e tale codice deontologico è molto chiaro nei suoi principi ispiratori.

Proprio oggi leggevo con enorme interesse alcuni dei principi di tale codice deontologico e due hanno richiamato la mia attenzione in modo particolare.

Credo infatti non siano necessari commenti a proposito di questi due punti riguardanti la presunzione di innocenza e i processi mediatici:
“21. Di conseguenza, il giornalismo non deve condizionare o mediare l’informazione vera o imparziale, né le opinioni corrette nella pretesa di creare o di formare l’opinione pubblica, dato che la sua legittimità risiede nel rispetto effettivo del diritto fondamentale dei cittadini alla informazione nel quadro del rispetto dei valori democratici. In tal senso il corretto giornalismo investigativo trova i suoi limiti nella veridicità e correttezza delle informazioni e delle opinioni, ed è incompatibile con qualsiasi campagna giornalistica realizzata sulla base di prese di posizioni precostituite ed al servizio di interessi particolari.
22. I giornalisti, nelle informazioni fornite e nelle opinioni formulate, sono tenuti al rispetto della presunzione d’innocenza, segnatamente nei casi ancora sub judice, evitando di formulare verdetti.”

Si potrebbe citare forse, a proposito di notizie che palesemente violano il segreto istruttorio, anche questo:
“25. Nell’esercizio della professione di giornalista, il fine non giustifica i mezzi; l’informazione deve pertanto essere ottenuta con mezzi legali e morali.”

Se il diritto di informare è sacrosanto  tutelato dall’articolo 21 della nostra Costituzione, lo è anche il corrispondente diritto dei cittadini ad essere informati in modo corretto, e ancora lo è il diritto alla presunzione di innocenza.

Ciò implica che pennivendoli e conduttori televisivi dovrebbero dismettere la toga e smetterla di sentenziare nei propri salottini senza contraddittorio ed al sicuro da opinioni avverse, che nella sciagurata ipotesi in cui si presentino vengono solertemente messe a tacere.

Ho pertanto deciso di lanciare una petizione online su firmiamo,it, obiettivo 1.000 firme: infatti, nonostante le petizioni online non abbiano valore legale, anche questo potrebbe essere un metodo per portare la problematica all’attenzione di una più ampia fetta dell’opinione pubblica italiana.

Segnalo dunque il link al quale potrete firmare la petizione, invitandovi accoratamente a firmare e far firmare, nonché a spargere la voce: http://firmiamo.it/no-all-accanimento-mediatico-contro-massimo-bossetti-1 

Nel testo della petizione ho riportato le discrasie scomode che nessuno dei nostri media sembra voler far notare e rimarcato l’esigenza di rispettare i principi del contraddittorio e dello stato di diritto.

Mi permetto dunque di pubblicare il testo della petizione anche qui, a mò di lettera aperta all’Ordine dei Giornalisti.

“Da oramai un mese assistiamo ad un accanimento mediatico senza precedenti e senza pari nei confronti di un uomo, lavoratore e padre di famiglia che grida la propria innocenza e che, ai sensi dell’art. 27,2 della nostra Costituzione, ha diritto di essere considerato innocente fino al terzo grado di giudizio.

Rivolgiamo quindi un accorato appello all’Ordine dei Giornalisti, affinché la continuaricercadello share e del sensazionalismo non porti ad un sostanziale sacrificio di ogniprincipio di civiltà, e affinché giornalisti e conduttori televisivi che violano platealmente il principio della presunzione di innocenza ai danni del signor Massimo Bossetti siano diffidati dal portare avanti un indegno processo mediatico palesemente orientato a sostenere tesi colpevoliste senza lasciare spazio a nessuna forma di contraddittorio.

Esprimiamo inoltre il nostro biasimo nei confronti delle continue fughe di notizie in violazione del segreto istruttorio, e per giunta solo parziali, che offrono all’opinione pubblica un quadro frammentario e spesso distorto all’interno del quale il cittadino non può maturare un’opinione ragionevole, ma è al contrario spinto ad una forma deleteria di condanna aprioristica e sommaria.

Chiediamo all’Ordine dei Giornalisti di vigilare affinché si faccia appello ai più basilari principi dello stato di diritto sui quali si basa il nostro ordinamento, e di garantire alla difesa del signor Massimo Bossetti, ovvero a voci garantiste, il medesimo spazio concesso a alla divulgazione di “indizi” spesso francamente ridicoli e sfocianti nel gossip, o consistenti in dati privi di rilevanza alcuna spacciati per “grandi prove” ai danni di un cittadino attualmente protetto dalla presunzione di innocenza e che da un mese a questa parte sta subendo un linciaggio mediatico che non fa onore ad un Paese civile che ha l’ardire di proclamarsi “culla del diritto”.

Chiediamo altresì ai nostri mezzi di informazione, dal momento che senza scrupolo alcunosono stati divulgati con dovizia di particolari elementi relativi alla vita privata e familiare del signor Massimo Bossetti, di dedicare perlomeno altrettanto spazio alla divulgazione di elementi non chiari e che poco sembrano sposarsi con la colpevolezza dello stesso: ad esempio, le modalità dell’aggressione, che appaiono difficilmente compatibili con un agente quarantenne e avvezzo da oltre quindici anni ad un lavoro fisico pesante, posto che è la stessa ordinanza del GIP, riprendendo quanto emerso dall’esame autoptico, a descrivere le otto lesioni riscontrate sul cadavere della piccola Yara come “relativamente superficiali e insufficienti da sole a giustificare il decesso” (che infatti si suppone essere avvenuto per ipotermia) ovvero ancora la notevole discrasia cronologica nell’aggancio della medesima cella telefonica di Mapello da parte della piccola Yara (ore 18,49) e del signor Massimo Bossetti (ore 17,45).

Chiediamo infine di vigilare sulle dichiarazioni pubbliche di stampo colpevolista fatte a mezzo stampa o a mezzo social network da chi affronta la tematica sui media, un atteggiamento di dubbia professionalità che lascia seri dubbi sull’obiettività che ci si può attendere, e di vagliare accuratamente le notizie prima della loro divulgazione e soprattutto di prestare maggiore attenzione alla corrispondenza a realtà di ciò che viene affermato: viene in considerazione, ad esempio, il fatto che i media continuino a sostenere che la traccia di DNA sarebbe stata isolata nella parte interna degli slip, sebbene sia chiarissimo dalla lettura dell’ordinanza del GIP che la traccia in questione, per giunta unica, sia stata isolata nella parte esterna dei leggings e solo da lì sia passata alla sottostante parte degli slip (“Dalla relazione agli atti dei 10.11.2012 risulta che è stata isolata su due indumenti della vittima (slip e leggings) una traccia ematica che ha consentito di estrapolare un profilo genotipico maschile denominato convenzionalmente Ignoto1.(…) La zona dei leggings in cui è stata trovata la traccia ed isolato il profilo genotipico maschile è corrispondente alla sottostante parte degli slip in cui è stata riscontrata analoga traccia ed isolato analogo profilo di DNA.”).

Nel dissociarci da un modo di fare informazione improntato al sensazionalismo piuttosto che alla ragionevolezza ed alla correttezza delle informazioni fornite all’opinione pubblica chiediamo di rispettare, nel contempo, l’encomiabile riserbo e l’esemplare civiltà della famiglia Gambirasio, e la presunzione di innocenza costituzionalmente garantita.

Sebbene la necessità del “mostro” sia avvertita da buona parte dell’opinione pubblica, esiste anche una parte dell’opinione pubblica che stigmatizza questa degenerazione mediatica e chiede un autentico rispetto dell’imparzialità dell’informazione, dei diritti umani e del dolore delle famiglie coinvolte.”

Nella speranza che anche questo piccolo passo possa servire ad una necessaria opera di sensibilizzazione,
Alessandra Pilloni

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