Civiltà l’è morta (e il DNA l’ha uccisa)

Intro

Generalmente si ritiene, ed io stessa ne sono stata fermamente convinta per molto tempo, che il diritto sia una disciplina arida, e che il suo studio si esaurisca nel mero assorbimento mnemonico di una caterva di nozioni, leggi, sentenze.

Ciò che ho scoperto nel tempo, però, è che questo è uno degli stereotipi più distanti dalla realtà.

Il diritto è una disciplina che vive e pertanto capita, non senza una certa frequenza, che la sua concreta applicazione si discosti da ciò che siamo abituati a leggere su libri e codici.
Questo processo, da un lato, è espressione di un naturale adeguamento del diritto al costume, al progresso e ai cambiamenti socio-culturali.
Ma esiste un’altra faccia della medaglia, di certo meno insigne, costituita da leggi, sentenze, istituti che prendono vita, in modo surrettizio, in contrasto con i principi stessi che informano il nostro diritto.

Penso che non dimenticherò mai, a tal proposito, le lezioni di diritto penale, che seguivo con vivo interesse: sia il docente sia il manuale, nell’intento di affinare le capacità critiche degli studenti, erano soliti riportare esempi di sentenze o altri provvedimenti oggetto di contestazione da parte della dottrina (ad esempio, discutibili sentenze nelle quali erano state “aggirate” con qualche cavillo le regole probatorie).

Un giorno, finalmente, un collega ebbe l’ardire di porre la fatidica domanda, solo all’apparenza ingenua: perché?
Perché passiamo anni a studiare determinati principi che nella prassi può accadere che vengano violati?

La risposta che ottenne, non meno spiazzante, fu la seguente: “perché tanti giuristi, una volta abbandonate queste aule, dimenticano in fretta tutto ciò che vi hanno appreso.”

“Civiltà l’è morta…”

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Delle evidenti discrasie che emergono da un semplice raffronto tra gli atti e l’atteggiamento mediatico relativamente alla posizione di Massimo Giuseppe Bossetti ho già in parte detto e, purtroppo, vista la prosecuzione del linciaggio mediatico, dovrò dire ancora sia oggi sia nei prossimi giorni.
Ciò che vorrei analizzare in prima battuta è un particolare che sembra sfuggire un po’ a tutti: il fatto che nella spasmodica ricerca, che prosegue incessante da più di un mese, di prove a carico del Bossetti (e non di elementi a discarico, che sembrano non riscuotere interesse alcuno) non sia emerso nulla di concreto.

Il presuntuoso e bieco giustizialismo (e quando lo scrivo me ne assumo, ovviamente, l’intera responsabilità) di una nutrita schiera di giornalisti italiani potrà anche scatenare una folla rabbiosa di milioni di persone, ma non può avere la pretesa di convincere chi è abituato ad esaminare le cose con l’uso della ragione e non degli istinti.

Se a giornalisti della carta stampata e salottieri non interessa sapere come siano andate effettivamente le cose quella sera perché dopo aver sentito la magica parolina “DNA” sanno già tutto, e “sapendolo” hanno già sentenziato e condannato, a me francamente non importa proprio nulla.

Mi preoccupa tuttavia che il loro modo, rimasto fermo di qualche secolo, di intendere lo stato di diritto non diventi convinzione maggioritaria, e per questo, come cittadina italiana del XXI secolo e non del loro, pretendo che qualcuno, ogni tanto, richiami i principi fondamentali della civiltà giuridica che l’umanità ha conquistato nel tempo e con fatica.
Proprio stamane, mentre bazzicavo su facebook, ho trovato sulla home l’ennesima sconvolgente notizia relativa a Massimo Bossetti.

Se ve la dicessi così, a bruciapelo, potreste pensare ad uno scherzo, quindi farò uno sforzo e inserirò il link cosicché possiate vedere con i vostri occhi a quale infimo livello di arrampicamento sugli specchi si stia giungendo:http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/yara_gambirasio_sul_computer_di_massimo_bossetti_trovato_materiale_pornografico/notizie/804213.shtml#fg-slider-auto-72182.

Ebbene sì, signore e signori: sul pc di Massimo Bossetti è stato trovato del materiale hard, che “per il momento non appare collegabile alle indagini sul delitto. Intanto perché non è pedopornografia, secondo perché il pc di Bossetti non era nuovo, dunque il materiale potrebbe essere rimasto nella memoria dal precedente utilizzatore.”

Ho dovuto leggere il breve articolo più e più volte per accertarmi di non avere le traveggole ma, ahimè, c’è scritto proprio questo: non solo non è stato rinvenuto materiale pedopornografico e dunque la “notizia” non ha alcuna attinenza con l’omicidio, ma addirittura non si sa neppure se il materiale rinvenuto (che in ogni caso verrebbe trovato sul pc del 99% degli uomini, e che potrebbe essere anche spam, dal momento che i pc sono pieni di pubblicità dove qualcuno può cliccare anche per curiosità) fosse del precedente utilizzatore del pc piuttosto che del Bossetti.

Dinnanzi ad un tale livello di meschinità mediatica, che per giunta altro non è che l’ennesima violazione del codice deontologico perché la notizia in questione non riveste alcun “interesse pubblico” e dunque può essere intesa come una lesione della privacy e dell’onore di un cittadino, presunto innocente, fine a se stessa, non ci si può non chiedere anche chi sia che faccia trapelare puntualmente queste notizie (che dovrebbero essere coperte da segreto istruttorio) del tutto inutili e tese soltanto a scatenare rabbia, indignazione e sospetto in un’opinione pubblica considerata -per quanto ci si sforzi, non c’è altra spiegazione- completamente rincitrullita e patologicamente puritana.

Eppure è sempre più chiaro che, con questo tipo di “informazione”, si finisca per svilire se stessi piuttosto che la persona sistematicamente infangata, ad onta di ogni principio di civiltà, di dignità e di presunzione d’innocenza.

Ma in fondo non sorprende che nessuno sembri farci caso: è sempre più chiaro, infatti, che il brodo nel quale sguazza una consistente parte del giornalismo italiano, tra rigurgiti lombrosiani e forcaiolismo saccente, è la pura e semplice scelleratezza ormai priva di ogni senso di umanità, celermente sacrificato sugli altari insanguinati del sensazionalismo.

La verità, sempre e solo leggibile in controluce, è che anche quanto emerso dalle analisi sul pc di Massimo Bossetti non è “collegabile alle indagini sul delitto” né al delitto stesso: si tratta, in definitiva, dell’ennesimo buco nell’acqua, un buco ormai così ampio che non tarderà a divenire una vera e propria voragine, nella quale non si può che sperare, a questo punto, che venga risucchiata in un vortice la marea montante di disinformazione alla quale stiamo assistendo.

“…e il DNA l’ha uccisa”

Se i fondamentali principi di civiltà giuridica sono da molti considerati un optional dello stato di diritto, assai scomodo per quanti aspirano al ritorno del periodo buio dell’Inquisizione, è preciso dovere di quanti hanno a cuore il progresso sociale, che l’umanità intera ha conquistato nei secoli, col sangue e la ragione, battersi con tutte le forze per evitare che la nostra civiltà sprofondi ancora una volta nel baratro del sonno della ragione e della giustizia.

Ed è davvero triste osservare che i processi sembrano sempre più svolgersi sulle pagine dei giornali e nei salotti televisivi, ovviamente in contumacia e spesso senza neppure una parvenza di contraddittorio, perché anche concedere la parola a chi difende la sacrosanta presunzione d’innocenza è diventato un lusso impagabile.

Quali sono, allora, i così inconfutabili riscontri dei colpevolisti della prima ora?
Qualche giorno fa mi è stata segnalata, sul profilo facebook del giornalista e conduttore televisivo Gianluigi Nuzzi, la seguente esternazione pubblica:
“Giorno dopo giorno gli innocentisti avranno sempre meno argomenti da spendere per Massimo Bossetti”.

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Un’affermazione che lascia l’amaro in bocca in tutta la sua evidente parzialità, una parzialità della quale si è probabilmente reso conto lo stesso autore, che infatti non ha esitato ad aggiustare il tiro qualche ora dopo scrivendo che:
“E’ chiaro che Massimo Bossetti meriti il rispetto per un imputato in attesa di giudizio, come lo merita la sua famiglia, moglie e figli, innocenti. Anche la sua difesa ha diritto/dovere di suggerire piste alternative, avanzare dubbi. Diverso chi si mostra innocentista senza se e senza ma, adombrando manovre torbide degli inquirenti, manifestando assoluta ignoranza su elementi fondamentali come il dna. La mia critica è quindi ai mistificatori.”

Una pezza, questa, che fa però più danni del buco, giacché la prima frase tutto mostrava fuorché il (dovuto) rispetto per un imputato in attesa di giudizio.

Non solo: ci si chiede infatti se tra i mistificatori che manifestano “assoluta ignoranza su elementi fondamentali come il dna” vada annoverata, ad esempio, anche la Dott.ssa Marina Baldi, biologa e specialista in Genetica Medica, fondatrice della società “Consultorio di Genetica” e da oltre 10 anni, dopo relativa formazione professionale, dedita alla ricerca dell’aspetto forense della genetica presso il Laboratorio Genoma, presso il quale è responsabile della sezione di Genetica Forense: la stessa Dott.ssa Baldi che ospite ad Estate in Diretta in data 11 luglio, in relazione alle dichiarazioni di Bossetti circa la sua epistassi ed al possibile trasporto del DNA attraverso l’arma del delitto, ha egregiamente spiegato che stando alle conoscenze del caso in analisi ad oggi disponibili (che riferiscono di un’unica traccia, presumibilmente ematica, di Ignoto1) un tale trasporto del DNA è scientificamente possibile (vedi anche qui: https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/13/tutte-le-bugie-di-massimo-bossetti-o-su-massimo-bossetti/).

Non me ne voglia quindi il signor Nuzzi se dinnanzi alla plausibilità scientifica del trasporto del DNA per mezzo dell’arma del delitto, confortato dalla presenza di un’unica traccia relativa ad “Ignoto1″ nonché dallo specifico punto  (“attiguo ad uno dei margini recisi degli indumenti”, stando agli atti) in cui la traccia stessa è stata isolata, nonché ancora dal fatto che l’assenza di “lesioni tipicamente da difesa” evidenziata dagli atti sembri escludere una colluttazione tra la povera Yara e il suo assassino, mi permetto dal canto mio di attribuire l’epiteto di mistificatori ai giornalisti che continuano a riportare notizie palesemente inutili nonché, ad onta di ogni evidenza emergente dagli atti, ad affermare che la traccia di DNA sia stata isolata “negli slip”, mentre basterebbe leggere l’ordinanza del 19 giugno, che a sua volta richiama evidenze peritali, per rendersi conto di come tale traccia sugli slip sia mero esito di un passaggio della medesima traccia di DNA dalla parte esterna dei leggings (e dal momento che, come dicevano gli antichi, repetita iuvant, cito ancora una volta: “Dalla relazione agli atti dei 10.11.2012 risulta che è stata isolata su due indumenti della vittima (slip e leggings) una traccia ematica che ha consentito di estrapolare un profilo genotipico maschile denominato convenzionalmente Ignoto1.
[…]
La zona dei leggings in cui è stata trovata la traccia ed isolato il profilo genotipico maschile è corrispondente alla sottostante parte degli slip in cui è stata riscontrata analoga traccia ed isolato analogo profilo di DNA.).

E mi si perdonerà se ancora mi permetto di sostenere che gli “innocentisti senza se e senza ma” non stanno da nessuna parte, e chi difende la presunzione d’innocenza del signor Massimo Bossetti agisce conformemente a quanto statuito dal secondo comma dell’art. 27 della nostra Carta(straccia?) Costituzionale.

Chiedo venia altresì se personalmente mi permetto di ritenere eccessiva la custodia cautelare in carcere per il signor Massimo Bossetti, posto che l’art. 274 del codice di procedura penale, rubricato “Esigenze cautelari” dispone in relazione alla pretesa possibilità di reiterazione del reato che questa possa sussistere:

“…per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali”

Tutto ciò posto che il signor Massimo Bossetti risulta incensurato e in assenza di valutazioni psicologiche che ne abbiano dimostrato ferocia tale da “commettere gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale”, senza dimenticare che, anche nell’ipotesi in cui Bossetti fosse colpevole, il delitto non è stato reiterato per 4 anni e sarebbe dunque piuttosto assurdo reiterarlo proprio ora con gli occhi di 60 milioni di Italiani puntati addosso.

Se poi il settimanale Giallo non ha avuto alcun dubbio nel dichiarare, in copertina che“Yara- sì, Bossetti la conosceva”, nonostante la circostanza non risulti affatto da quanto dichiarato ai CC dalle ginnaste né dall’insegnante della palestra, che sostengono di non aver mai visto Bossetti aggirarsi nella zona della palestra, né tantomeno insieme a Yara, e non sia avvalorata ad oggi neppure da analisi dei tabulati telefonici o altri dati, io, da cittadina italiana fedele ai principi dello stato di diritto, non solo mi sento legittimata a difendere la presunzione di innocenza di Massimo Bossetti e a richiedere maggiore aderenza alla realtà dei fatti da parte dell’informazione, ma mi sento perfino in dovere di farlo, e di andare fino in fondo.

E dinnanzi alla continua serie di mistificazioni, che francamente sembrano provenire più dalla grancassa che non da supposti “innocentisti senza se e senza ma”, non posso che richiamare, vista l’ignoranza sul DNA della quale parla Nuzzi, e che effettivamente esiste, ma non presso gli “innocentisti” ai quali non esita ad attribuirla, un interessante saggio di Francesca Poggi, professoressa associata presso il Dipartimento di scienze giuridiche Cesare Beccaria dell’Università degli Studi di Milano.

Definito come “un saggio si propone di esaminare alcuni degli errori più frequenti relativi alla comprensione dei dati probabilistici e, sulla base di tale analisi, di muovere alcune critiche nei confronti di recenti indirizzi giurisprudenziali che sembrano fondati anch’essi su erronee interpretazioni di dati o leggi espressi in termini probabilistici”, il documento [1] in questione mette in luce alcune fallacie, in particolare la cosiddetta “fallacia dell’accusatore” nel valutare l’interpretazione dei dati probabilistici sul DNA.

Inutile dire che questi errori siano stati ripetutamente e copiosamente commessi, nella valutazione dei dati, da giornalisti e conduttori nostrani, che prima di vedere l’ignoranza altrove meglio farebbero, di conseguenza, ad accertarsi dell’accuratezza giuridica e scientifica di quanto personalmente sostengono.

“Gli esiti della prova del DNA sono generalmente espressi (o, meglio, dovrebbero essere espressi) in termini di percentuali o probabilità: ad esempio, sostenendo che la probabilità di una corrispondenza tra i due DNA comparati è di 1 su 10.000 o, il che è lo stesso, dello 0,01%. Ma
cosa significa questo dato? Ossia, qual è la classe di riferimento di questo dato, a cosa si riferiscono le percentuali e le probabilità di cui sopra?
Spesso il dato in esame è intuitivamente interpretato nel senso che vi è solo lo 0,01% di probabilità, ossia 1 possibilità su 10.000, che un dato soggetto (per ipotesi, l’imputato) sia innocente o, il che è lo stesso, che è vi il 99,99% delle probabilità, 9.999 possibilità su 10.000, che l’imputato sia colpevole. 
Questa interpretazione è, però, errata. 
La classe di riferimento di questo dato non è la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato, e nemmeno la probabilità che egli sia la fonte del materiale genetico rinvenuto (che il DNA ritrovato, poniamo, sulla scena del delitto, appartenga all’imputato), bensì la possibilità di una corrispondenza casuale: tale dato si riferisce, infatti, alla probabilità che un individuo preso a caso presenti la stessa corrispondenza di DNA riscontrata tra il DNA dell’imputato e quello rinvenuto sulla scena del delitto. Il fatto che vi sia una possibilità di corrispondenza su 10.000 significa che, ogni 10.000 persone, ci si può attendere che ce ne sia una che presenta quella corrispondenza e che, quindi, ogni 20.000, ce ne siano due, ogni 40.000, ce ne siano 4 e così via.
Supponiamo, ora, che il reato sia stato commesso in una città di 1 milione di abitanti: in tal caso ci potrebbero essere ben 100 persone che presentano la stessa corrispondenza, ossia, oltre all’imputato, ci possono essere altri 99 individui il cui DNA corrisponde, nella misura accertata dal fingerprinting genetico, con quello rinvenuto sulla scena del crimine. Quindi, in astratto, in una città di 1 milione di abitanti, non ci saranno 9.999 probabilità su 10.000 che il campione rinvenuto sia dell’imputato (che l’imputato sia la fonte di tale campione), bensì solo 1 su 100. Ciò, però, vale solo in astratto: ovviamente non tutti i 100 soggetti in questione potrebbero (materialmente) essere la fonte della traccia. È compito degli investigatori circoscrivere il novero dei soggetti sospettati (non solo del reato, ma anche) di essere la fonte del DNA rinvenuto sulla scena del crimine.
[…]
Un errore ancor più pericoloso consiste nel confondere la probabilità di una corrispondenza casuale con la probabilità della colpevolezza o innocenza (confusione nota come ‘fallacia dell’accusatore’): questi due dati vanno tenuti ben distinti, non solo perché, nonostante un’elevata probabilità di corrispondenza casuale, l’imputato potrebbe non essere la fonte del materiale genetico, ma anche, e soprattutto, perché l’imputato potrebbe essere innocente, pur essendo la fonte del materiale genetico.
Insomma, anche se il DNA rinvenuto sulla scena del reato (o sul corpo della vittima) appartenesse all’imputato, ciò non implicherebbe che egli sia colpevole, potendo ben esserci altre spiegazioni di tale rinvenimento.”

Inutile sottolineare che queste preziose osservazioni non fanno che sommarsi inesorabilmente ai dubbi già esaminati
[2].

Allora, si continui pure a crocifiggere Bossetti a suon di processi mediatici contumaciali, gossip, indiscrezioni inutili e che se non bastasse violano il segreto istruttorio, dimentichi della presunzione di innocenza, dei troppi dubbi e soprattutto di ogni senso di civiltà.

E non ci occupi della questione del possibile trasporto del DNA, delle reali implicazioni del calcolo probabilistico della corrispondenza e neanche del puro e semplice fatto che il DNA di per sé indica contatto piuttosto che colpevolezza.

Si pensi soltanto a procurarsi i chiodi per la crocifissione di quest’uomo, che andava in vacanza a Sharm el Sheikh con la famiglia con il denaro procuratosi con il suo duro lavoro, che andava al lavoro non con un’auto blu ma -attenti!- con un furgone, che in casa aveva dei cellulari in disuso ma soprattutto un pc di seconda mano.

In fondo è proprio così che trasciniamo i nostri imputati alla sbarra di saloni televisivi e rotocalchi, e nel farlo non possiamo che scriverne la condanna con l’inchiostro della menzogna: una bestialità, questa, contro la quale ogni uomo dovrebbe gridare fino all’ultimo respiro, anche se si trova solo, inerme ed inascoltato nel deserto dell’indifferenza e dell’ignoranza mediatica.

Alessandra Pilloni

[1]- saggio integrale in pdf della Dott.ssa Francesca Poggi:http://www.dirittoequestionipubbliche.org/page/2010_n10/3-10_studi_F_Poggi_new.pdf
[2]-sui dubbi già esaminati nei precedenti articoli vedi ad esempio i seguenti link:
https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/13/tutte-le-bugie-di-massimo-bossetti-o-su-massimo-bossetti/

https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/16/non-dire-gatto-se-non-ce-lhai-nel-sacco-tra-sindrome-di-csi-e-analfabetismo-di-ritorno/

https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/09/sbatti-il-mostro-in-prima-pagina-e-non-far-notare-le-incongruenze/

https://colonnainfame2014.wordpress.com/2014/07/06/finche-dna-non-ci-separi-il-senso-degli-italiani-per-il-garantismo/

 

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5 thoughts on “Civiltà l’è morta (e il DNA l’ha uccisa)

  1. Bellissimo Alessandra!
    Mi piace troppo l’appassionata intenzione che ci stai mettendo in questa storia!
    Per quel po’ che ci ho capito della vita, sappi che ottieni più risultati tu da sola, che quel branco capitanato dal tipo che hai menzionato.
    Sembrano morbosamente disturbati, altrimenti si rifiuterebbero di gestire trasmissioni, dove viene trito e ritrito sempre lo stesso argomento, in modo cervellotico, ossessivo e a volte poco intelligente.
    Non so come fa la gente a guardare una trasmissione come la sua, ma sicuramente se il popolo ogni tanto decidesse di fare qualcosa di buono, dovrebbe evitare di sorbirsi certi tipi di trasmissioni pettegole e che tutto sommato non contribuiscono di certo ad alzare il morale del cittadino medio, il quale ha già il morale sotto i tacchi di suo. Idem per i giornali, smettere di acquistarli.
    Ciao!
    Eli

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    • Ti ringrazio Eli, non posso che sperare che questo blog ottenga la necessaria visibilità affinché sempre più persone comincino a sentire anche una campana “garantista”.
      Quanto alla trasmissione di cui parli, evito di pronunciarmi ancora, ma mi hanno appena detto che nella puntata di stasera hanno preso un fotogramma di un telegiornale della sera del ritrovamento di Yara….hanno sfocato lo sfondo, e l’hanno spacciato per un’immagine di Bossetti sulla scena del ritrovamento.
      Un vero peccato che, nonostante la sfocatura, si veda benissimo che non è Bossetti perché ha i capelli scuri.
      E come giustamente mi ha scritto la persona che mi ha riferito il tutto “francamente, se io fossi l’assassino, mi riguarderei bene da non farmi riprendere in piedi dietro una telegiornalista che registra!”; ma, come d’altronde ho risposto, cercare una logica dietro l’attuale collasso informativo è diventata un’impresa impossibile.
      Non ci sono commenti, anzi, uno c’è: che amarezza!!!

      Un forte abbraccio e grazie per il supporto,

      Alessandra

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      • Ci mancherebbe che mi ringrazi! Sei dalla parte della sanità mentale, quindi sarebbe doveroso da parte delle persone decenti supportarti. Un’ora fa ho smesso il lavoro e mi sono impollinata 10 minuti della trasmissione di Nuzzi… fino all’ultimo è andato avanti a parlare di Bossetti. Ora la trasmissione va in vacanza, chissà come saranno tristi, a non poter blaterare, usando la vita del malcapitato. Io capisco che è morta una bimba in modo violento e che è un dovere trovare il colpevole, più che altro per metterlo in condizione di non danneggiare ancora, ma fatto sta che morti violente ce ne sono tantissime e la maggior parte passa in sordina, a volte neanche vengono menzionate. Quindi qual è il punto? Mi sembra tanto una trovata psichiatrica…Se riesci a fissare l’attenzione del popolo su un soggetto, difficile che sia in grado di osservare quello che gli accade attorno e magari rompere le scatole e protestare, per gli abusi di potere che deve sopportare tutti i giorni.

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  2. Grazie, perché fai di “stato di diritto” e “Costituzione” termini ancora carichi del loro significato originale. Grazie perché con la tua passione per la materia, aiuti anche i meno informati a capire il senso. Se,pre eccezionale.

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    • Ti ringrazio Sashi, quasi arrossisco 🙂
      E’ un piacere e un onore poter dare un piccolo contributo all’informazione da queste pagine mettendo a frutto un po’ delle mie competenze e passioni!

      Un bacio!

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