NUOVO ORIENTAMENTO DI PENSIERO ALLA LUCE DELL’EVIDENZA VOLTO A RIDIMENSIONARE GLI ERRORI GIUDIZIARI NEGLI U.S.A.

Nota: un nuovo articolo di Laura, membro del gruppo facebook “Giustizia e verità: no all’accanimento mediatico contro Massimo Bossetti”.
Ancora una volta, nel proporvi l’elaborato, non posso che ringraziare Laura per il suo apprezzatissimo impegno.

La pena di morte negli Stati Uniti d’America è un argomento molto controverso e dibattuto. Gli Stati Uniti d’America sono attualmente uno dei 76 stati del mondo in cui è prevista l’applicazione della pena capitale, mentre in 120 altri stati tale pena è stata abolita.

Senza stare a dilungarmi troppo sulla diversa Giurisprudenza, figlia delle circostanze in cui nascono gli Stati Uniti, (situazione geopolitica diversa, molteplici etnie e necessità di stabilizzazione di una nazione relativamente giovane ) vorrei spostare l’attenzione del lettore, in questo gruppo che nasce per difendere la presunzione d’innocenza, su un Fatto: il coraggio e la rettitudine morale di un gruppo di persone “illuminate” le quali, seguendo il pensiero e le osservazioni mosse dal Governatore repubblicano Ryan sulla “leggerezza” di alcune condanne a morte, sono riuscite a modificare un sistema che si era rivelato fallace.

Precisando a priori che sono personalmente contraria alla pena capitale, il mio unico scopo qui è narrare un fatto storico, nemmeno troppo lontano nel tempo.

I seguenti contenuti sono stati estrapolati  Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La commissione Ryan

Nel 2000, nello Stato dell’Illinois, i risultati di una serie di test del DNA rivelarono che in quello Stato era stata commessa una grande quantità di errori giudiziari che avevano portato alla condanna a morte di innocenti. Il Governatore dell’Illinois, il repubblicano George Ryan, da sempre noto sostenitore della pena capitale, influenzato dai risultati dei test, proclamò una moratoria a tempo indeterminato sulle esecuzioni e nominò una commissione alla quale veniva chiesto di riflettere sul tema della pena capitale e di trovare, se esistevano, riforme che potessero renderla più giusta ed equa. I membri della commissione erano tutti esperti giuristi o avvocati e rappresentavano le varie opinioni e tendenze politiche. Tra di loro lo scrittore e avvocato Scott Turow che ha scritto un libro, divenuto bestseller anche in Italia, nel quale esprime le sue considerazioni conclusive a seguito di questa importante esperienza. La commissione, dopo due anni di ricerche e analisi, stabilì che era necessario ridurre il campo di applicazione della pena, limitando il numero dei casi e sottraendo all’esecuzione le persone ritenute malate di mente. Il governatore Ryan, il giorno prima di lasciare l’incarico, nel 2002, liberò dal braccio della morte 164 condannati e diventò un detrattore della forca. La storica decisione di Ryan portò governatori di altri stati, come la Carolina del Nord, a dichiarare una moratoria e, in alcuni casi (New Jersey), alla totale abolizione.

Il rapporto conclusivo della commissione Ryan

Nell’aprile del 2002 la Commissione governativa dell’Illinois presentò il suo rapporto conclusivo. La grande maggioranza delle proposte della Commissione fu approvata all’unanimità e anche i membri della commissione che si erano rivelati in disaccordo su alcuni punti concordavano sul fatto che in quello Stato, dal 1977 al 2002, erano state applicate troppe esecuzioni (e in particolare erano stati messi a morte troppi innocenti). Tutti i componenti della Commissione concordavano sul fatto che fosse necessaria una grande riforma del sistema giudiziario se si voleva continuare ad utilizzare la pena capitale per alcuni reati e che fossero necessari più finanziamenti pubblici per migliorare la qualità delle indagini e degli addetti all’analisi delle prove. Altre proposte significative: tutti gli interrogatori dei sospettati colpevoli di reati gravi devono essere filmati e le dichiarazioni fatte negli uffici di polizia devono essere registrate, per essere accettabili durante il processo;

Il fatto che portò l’allora Governatore dell’Illinois George Ryan a definire il sistema giudiziario di quello stato “pieno di errori” e a proclamare la moratoria fu l’inquietante statistica che dimostrava che quasi metà delle persone condannate a morte nell’Illinois si erano rivelate successivamente non colpevoli o colpevoli di un reato diverso da quello per il quale erano state processate e giudicate. In altri termini lo stato governato da Ryan aveva giustiziato o stava per giustiziare degli innocenti. Nel 1999 il Chicago Tribune pubblicò diversi articoli riguardanti casi di gravi errori giudiziari in Illinois che avevano portato molte giurie, in buona o cattiva fede, a condannare a morte imputati sulla base di prove rivelatesi false o non attinenti. Il problema della condanna a morte di innocenti riguarda tutti gli Stati dell’Unione favorevoli alla pena capitale.

Molti sostenitori definiscono il prezzo da pagare in caso di errori “accettabile”, altri inorridiscono ma definiscono comunque la pena di morte una necessità statale alla quale non si può rinunciare. L’utilizzo, iniziato a partire dalla metà degli anni Novanta del Novecento, del test del DNA ha dimostrato l’esistenza di diciotto casi di innocenti condannati a morte. Il risultato di questi test ha aiutato gli oppositori della pena capitale a mostrare le prove del fallimento di questa pratica. I favorevoli, però, sostengono che il test rappresenta, anzi, un argomento di sostegno alla pena di morte, in quanto dimostra con sicurezza il legame che c’è tra la vittima e l’imputato colpevole.

A partire dall’anno 2004 il sostegno dell’opinione pubblica alla pena di morte è diminuito in maniera netta (dall’80% al 60%); è diminuito conseguentemente anche il numero di esecuzioni e di condanne, e il numero di reati punibili con la pena capitale è stato limitato dal Congresso ai crimini più gravi. Negli stati del New Jersey e del Nuovo Messico la pena di morte è stata abolita o sospesa a tempo indeterminato. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha restrinto il campo dei reati punibili con la pena capitale, sottraendo i minorenni e i ritardati mentali alla forca. Questo grande cambiamento è stato dato dalle polemiche e dagli scandali seguiti all’utilizzo dei test del DNA, che hanno provato l’esistenza di un numero enorme di innocenti condannati a morte (e in molti casi la condanna è stata eseguita).

Torniamo in Italia ai giorni nostri. Vi chiederete che attinenza abbia quello che ho sopra riportato con lo “spinoso”  argomento della (a parere di chi scrive, ingiusta) carcerazione e la “crocifissione” mediatica del sig. Massimo Bossetti “prigioniero” del pregiudizio da oltre un mese e “inchiodato” da una dubbia traccia di DNA.

Vuole essere un metro di confronto tra la maturità intellettuale, etica e morale di due nazioni. La prima è una Nazione giovane, gli U.S.A. (e preciso non sono una filoamericana a tutti i costi) che contestualmente alla sua nascita già si macchiava di gravissime colpe, spesso calpestando i diritti umani,  la quale è riuscita comunque a fare un passo indietro e a rivedere alcune sue posizioni, come sopra illustrato con la commissione Ryan, per amore della Giustizia, opponendosi con una Riforma alla fallacità della prova del DNA che aveva portato a numerose, irreversibili e  tragiche  condanne alla Pena Capitale.

La seconda è la nostra Italia che pur vantando antichi e nobili natali e pur avendone dati a sua volta a menti brillanti, è precipitata in quello che io chiamo tristemente il Neo-MedioEvo. Quella che in passato fu la culla della civiltà, patria di illuminati, scienziati e artisti è ora una non propria definita Nazione composta di gruppi e sottogruppi di stanziali, senza vincoli tra loro che occupano la stessa porzione di territorio e, non appartenendo ad una Società civile ed organizzata, oltre che andare a caccia, coltivare la terra e venerare la Dea TV, amministrano la giustizia così come suggerito dai Profeti (piccolo gruppo di personaggi che, protetti da uno schermo, dettano legge e proferiscono parole sacre da non mettere mai in discussione).

In realtà, sarcasmo a parte, la cultura dell’Italia è profondamente legata alla civiltà romana e a quella dell’antica Grecia che hanno lasciato un’impronta profonda nell’arte, nella lingua, nelle tradizioni di vita, e nel sistema giuridico del Paese.

I Romani ordinamento dello Stato  a parte (efficienti istituzioni, un esercito stabile e ben organizzato, un buon sistema fiscale) diedero vita ad un sistema giuridico in grado di garantire il controllo di un territorio immenso che abbracciava diverse etnie, culture e credi che ne caratterizzavano la forte differenza. Eppure funzionava! Dove si è inceppata questa macchina perfetta? In quale momento storico ci siamo inariditi e abbiamo perso la Ragione e la Moralità?

Gli ultimi fatti di cronaca, nella loro dolorosa drammaticità, mi hanno richiamato alla mente la satira nascosta nei film del grande Principe Antonio de Curtis, in arte Totò; una satira d’epoca, caratterizzata dalle sue maschere, “la malafemmena”, “il turco”, “il figlio illegittimo”, “gli equivoci”, “le guardie e i ladri”, e dalla concezione di una moralità per noi datata ma in realtà sempre presente, in forma distorta, nelle pieghe dei piccoli paesi e dell’Italia tutta che più di un “piccolo paese” alla luce dei fatti non è!

Sembra di guardare un documentario che punta la sua lente d’ingrandimento sugli anni 50, in un’Italia timorata e pudica, che ci racconta di un paese in bilico tra passato e futuro, “tra vecchi precetti e nuove mode” dove per le donne la verginità è un dovere e per i maschi una vergogna, dove vicende persino non accertate, di amori “adulterini” scuotono le coscienze e balzano agli onori delle cronache diventando macigni sulle spalle di poveri operai e mattoni per costruire la loro prigione.

Vicende che descrivono il cambiamento in negativo dei costumi, vicende come questa del sig. Massimo Bossetti  che ci portano fino al ritratto impietoso e grottesco della società in cui viviamo.

Ma dopotutto è facile puntare il dito su di un operaio così sconsiderato da smarrire continuamente i suoi attrezzi da lavoro, così testardo nell’ostinarsi a fare benzina in un distributore che gli è di strada, così banale da non contattare nessuno in una sera d’inverno al termine di una giornata di lavoro, così smemorato da non ricordare con precisione cosa abbia fatto una sera di 4 anni prima, così ambiguo da possedere 10 cellulari, così bugiardo da non ammettere di essere un assassino, così vanesio da sottoporsi continuamente a lampade abbronzanti, così irresponsabile da sottrarre denaro, speso in sciocchezze, alle esigenze della famiglia, così malato da pubblicare le foto delle sue splendide bimbe sul suo profilo facebook, così inquietante da non avere nemmeno l’amante, così morboso da farsi filmare sulla scena del crimine al ritrovamento del cadavere, così irritabile nei giorni di festa, così patetico da continuare a professarsi innocente quando i suoi concittadini hanno già decretato la sua colpevolezza.

LO DICE IL DNA! AL DIAVOLO LE CONCLUSIONI DEGLI AMERICANI, NOI SIAMO ITALIANI!

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