Un commento “a caldo” di Laura sulle notizie emerse in data 21/07/2014: reazioni mediatiche tra imbarazzo e retromarce

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Nota: riflessione originariamente pubblicata da Laura sulla bacheca del gruppo facebook “Giustizia e verità: no all’accanimento mediatico contro Massimo Bossetti”.
La riflessione nasce dalle reazioni mediatiche a quella che, alla luce delle ultime notizie, che sembrano escludere riscontri che ricolleghino il signor Massimo Bossetti all’omicidio della povera Yara Gambirasio sia nell’analisi dei reperti piliferi sia in quella di auto e furgone, sembra una colpevolezza sempre più forzata, basata su un unico indizio isolato.
Come sempre, un sentito grazie a Laura per la preziosa ed insostituibile collaborazione.

Mi è sembrato di aver colto un malcelato imbarazzo in tutti i TG andati in onda questa sera.
Chissà a quante pietose retromarce ed inversioni ad U saremo costretti ad assistere nei giorni a venire.
Non che ci sia stata una svendita di coscienze, figuriamoci, ma già qualcuno ha rinnegato il così tanto ostentato “giornalismo investigativo” scaricando ogni responsabilità di quanto divulgato sulle “Fonti” che, per chi non lo sapesse, sono figure mitologiche prive di volto alle quali è assegnato il compito di sussurrare notizie sicure al fine di condurre, colui che la cerca, alla Verità.
C’è stato qualche giornalista che, diversamente, ha deciso di prendere le ferie arretrate per recarsi ad Ostia dove è stato avvistato nuotare al largo da un pescatore che andava a tonni e, che per sbaglio, lo ha preso all’amo.

I colpevolisti che faranno invece?

Si comporteranno come i ratti quando viene calata una torcia in una fogna o, coraggiosamente, sfodereranno un nuovo paio di mutandine?
Gli ultimi, quelli che definisco irriducibili, mi ricordano quei Jukebox vintage che mangiavano le monetine ma poi, qualsiasi canzone venisse selezionata, mandavano sempre la stessa.
Non riesco a capire, per quanto mi sforzi, come può l’accanimento essere più forte del desiderio di Giustizia.
L’acredine verso quest’uomo, non sana a priori, non è motivata dalla pietas umana nei confronti di una bimba, che qualsiasi siano stati gli eventi non aveva alcuna colpa, bensì paventa la reale esistenza dell’archetipo dell’uomo perbene e questo concetto da fastidio ai più, sissignori dà fastidio!

Non è assolutamente ammesso che un uomo semplice, lavoratore, che ha costruito una casetta gialla con le sue mani per sé e per la famiglia, che non ha scheletri nell’armadio, non ha una relazione extraconiugale, va a lavoro e rientra a casa fermandosi solo per comprare le figurine al suo bambino (le quali sono diventate carte da gioco a Estate in Diretta), resista alla pressione di chi lo vuole colpevole a tutti i costi, si proclami innocente e faccia sapere, tramite i suoi legali, che vuole andare fino in fondo alla faccenda a costo di prendersi l’ergastolo.

Quest’uomo è stato reso edotto del fatto che la macchina tritacarne dei media, che trasforma il giornalismo in terrorismo mediatico, gli ha aizzato contro una grossa fetta di suoi connazionali che sbavano per vederlo “arso vivo in pubblica piazza”.

Addirittura si era ventilata l’ipotesi che volessero, in risposta alla nostra petizione, farne un’altra per farsi consegnare vivo il muratore.
La speranza è che fosse lo scherzo di un burlone che ha portato a spasso il suo unico neurone.
L’innocenza non gridata a mò di sceneggiata napoletana è stata aspramente criticata, perché un innocente, per prassi, dovrebbe lanciarsi nel ballo di S.Vito.

Bossetti dà fastidio perché tace per due volte (logica reazione di una persona a cui viene contestato un crimine così aberrante) e poi dà fastidio ancora perché non dice al Procuratore di voler aiutare nelle indagini per dimostrare la propria innocenza.
Sempre da estate in diretta estrapolo una frase: “Il Bossetti che più di un indagato è già abbondantemente imputato avrebbe dovuto cercare di fare del Procuratore il suo migliore amico!”

Non avevo mai guardato prima di oggi questa trasmissione su Rai 1 e sono caduta in preda allo sconforto.
Certo è possibile che fossi indisposta io ma carte da gioco a parte, ad un certo punto è stato presentato un servizio che lasciava ad intendere che ci fossero filmati a prova del passaggio del sig. Massimo in una determinata strada.
Bene vediamo il filmato, c’è il nostro inviato che passeggia e ci mostra le telecamere che avrebbero potuto riprendere ma…rullo di tamburi… Non ci sono più i nastri di quattro anni fa!

Pensate sia finita qui?

Magari! Il diligente inviato suona il citofono di una casa privata chiedendo di poter visionare i nastri!
Non potevo crederci!
Imbarazzante!
Prontamente la giornalista dallo studio ricapitola concludendo che se mai il sig. Bossetti fosse passato di lì e si potessero visonare i filmati di quelle telecamere, che non sono però più disponibili, allora in quei filmati inesistenti forse lo si potrebbe vedere chiaramente passare!
Non so se ne sia al corrente ma questo si chiama Trilemma di Agrippa.
Le prime due argomentazioni sono sostanzialmente deboli, poiché la prima è di tipo tautologico, e la seconda non fornisce mai una dimostrazione completa.
La terza argomentazione fornisce false dimostrazioni, poiché presuppone la veridicità di un qualche principio non dimostrato.
Il Trilemma quindi rappresenta la decisione fra tre scelte ugualmente insoddisfacenti.
Ogni singolo argomento preso in esame è pura tautologia.

Non basterebbe semplicemente provare umilmente a fare un passo indietro?

Non so se esista una specifica volontà di perseverare nell’errore piuttosto che una pressione in questo senso, ma sono più orientata verso l’ipotesi che laddove la maschera del mostro dovesse cadere resterebbe il volto di un uomo scagionato e ciò non garantirebbe la tiratura e contestualmente provocherebbe un calo dell’audience.

Del Bossetti innocente sentiremo parlare molto poco.

Faranno eccezione quelle poche mosche bianche che si erano già precedentemente palesate garantiste e che puntualmente venivano silurate da una rete e dall’altra. Ma ci siamo anche noi, quelli che non hanno mai avuto dubbi, quelli che non hanno mai vacillato, quelli che, sfidando il principio che ciò che sembra essere più ovvio di solito lo è, continueranno a sostenere le proprie idee pur essendo bersagliati perchè come disse Martin Luther King: “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano”.

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