Linciaggio per #Schettino e per chi invoca il garantismo

Inserisco questo interessante articolo tratto dal blog http://abbattoimuri.wordpress.com/.
Potrebbe apparire un po’ fuori luogo, forse, ma credo non lo sia affatto:
uno spaccato impietoso della società in cui viviamo, in cui buona parte dell’opinione pubblica si diverte a sentenziare da casa propria, con il telecomando in una mano e la forca nell’altra.

Preciso che l’inserzione di questo articolo è tesa unicamente a denunciare un atteggiamento dell’opinione pubblica che sembra cozzare con i fondamenti dello stato di diritto.
Mi asterrò quindi per quanto possibile, nella mia premessa introduttiva, da considerazioni “di merito” sul caso: non perché non rientri nella mia sfera di interessi (in realtà è l’esatto opposto, in quanto insieme alla vicenda relativa al signor Massimo Bossetti si tratta di uno dei pochi eventi degli ultimi anni sui quali ho concentrato la mia attenzione), ma semplicemente in quanto non è questa la sede adatta ad affrontare la tematica, peraltro estremamente complessa sotto il profilo tecnico e giuridico.

In questa sede, dunque, il profilo preso in esame è unicamente quello sociale e massmediatico.
Come giustamente sottolineato in un recente articolo pubblicato su Wired è la dinamica che porta i falsi untori della “Storia della Colonna Infame” di Manzoni ad essere prima torturati e poi squartati e avere le budella bruciate”, per quanto l’ammissione possa essere dura, agli occhi di una società imbarbarita in cui perfino nel Servizio Pubblico pagato dai contribuenti (m’è parso, sebbene stia ancora sperando di aver avuto un’allucinazione uditiva, di sentire un’opinionista affermare “ben venga la gogna mediatica!”) si può assistere ad una sorta di apologia dei linciaggi morali e delle condanne televisive che precedono il vaglio processuale.

Riporto per completezza il commento, nel quale ho altresì fatto riferimento alla vicenda del signor Massimo Bossetti, che ho lasciato in calce all’articolo originale:

“Finalmente, e dico finalmente, leggo un articolo sanamente garantista!
Cominciavo davvero a disperare… D’altronde, chi più dell’Italiano medio ha in sé i connotati e la protervia di un Torquemada nel sentenziare prima del vaglio processuale e/o, peggio ancora, senza neppure essersi informato sugli argomenti dei quali vorrebbe parlare?

Riporto una (non brevissima, ma sentita) considerazione fatta sul mio profilo facebook e dedicata all’ipocrisia forcaiola che imperversa: quando gli Italiani così guardinghi e sospettosi, pronti a vedere complotti ovunque, dimenticano perfino il “ragionevole dubbio” e si indignano a comando come suggerisce la grancassa (poveri noi!)…

“Avrete intuito tutti che da ieri sono molto arrabbiata per alcuni atteggiamenti che ho avuto modo di riscontrare su facebook.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il modo in cui una fetta non indifferente di Italiani è di nuovo caduta nella tentazione di sfogare la propria spazzatura interiore senza neanche prendersi la briga di verificare la veridicità della notizia contro la quale si accaniva (nella fattispecie, una presunta e mai avvenuta lectio magistralis di Schettino).

A differenza di quanto alcuni miei detrattori vanno dicendo, io NON sono mai stata, e non sono, una “buonista”, né la “Bastian Contrario” di turno, né tantomeno la classica “innocentista per partito preso”.

Ci sono diversi casi di cronaca degli ultimi anni in relazione ai quali mi sento, personalmente, “colpevolista”.
Tuttavia, ho il buon senso, dal momento che nella maggior parte dei casi la mia OPINIONE non oltrepassa del tutto i limiti del “ragionevole dubbio”, di TACERE, soprattutto se non ho letto gli atti e non mi sono documentata a dovere prima di dare aria alla bocca.

Sono fedele per principio etico ai capisaldi del pensiero illuminista dai quali è nato lo Stato di diritto: in dubio pro reo, non in dubio pro culpa.

Negli USA, in occasione del processo contro O.J.Simpson uno dei giurati, che aveva sostenuto di essere convinto della colpevolezza dell’imputato, scelse comunque il verdetto di assoluzione nel nome del ragionevole dubbio: questo giurato fu un esempio di civiltà e di corretta amministrazione della giustizia.

Fatta questa premessa rocambolesca, ciò che devo dire è che noto una crescente ipocrisia che comincio a trovare francamente insopportabile.
Perdonatemi, ma non trovo altro termine adatto a descrivere ciò che vedo.

V’indignate per una presunta lectio magistralis di Schettino (che poi si scopre non essere tale), sfoggiando il peggior moralismo ipocrita possibile senza neanche appurare la veridicità della notizia.
V’indignate, ripulendovi la coscienza dietro un rispetto per la vita umana completamente di facciata, se un TG vi racconta delle lampade solari che si faceva un presunto assassino contro il quale, se solo leggeste la documentazione, capireste non esserci alcun elemento schiacciante ma solo una marea di cretinate malamente incollate tra loro (quasi mille idiozie potessero fare una prova) e aventi come perno una presunta “prova scientifica” che secondo voi “non sbaglia” (peccato che vi dimentichiate che la suddetta “prova scientifica” è stata definita per anni “inquinata, deteriorata, e inattendibile” e che vi dimentichiate anche del fatto che la “prova scientifica” in questione non indica colpevolezza, e nel caso di specie non indica necessariamente neanche contatto diretto).

Vi ergete a menti libere, che conoscono i complotti mondiali di alieni e simili amenità, che conoscono i piani segreti dei poteri forti per ficcare a tutti un bel microchip non si sa dove (mi risparmio battute sconce, anche se la tentazione è forte), che conoscono centinaia di cure contro il cancro e ogni altra patologia, invece siete solo un manipolo di schiavi, tanto schiavi da aver dato in appalto anche il vostro cuore e il vostro cervello.

Vi indignate per ciò che il sistema vuole che vi indigniate, dandovi panem et circenses (si tratti di capri espiatori mediatico-giudiziari o di teorie del complotto ai limiti della necessità di un urgente TSO) e neppure vedete lo schifo che avete intorno.

Vi indignate perché dite che il Comandante Schettino abbandonò la nave, dopo aver ascoltato un pezzetto di telefonata diffusa illegalmente e non vi curate di ascoltare tutte le altre comunicazioni intercorse che potrebbero restituire una versione del fatti molto diversa.
Vi chiedete cosa mai possa significare il video di una parlamentare intenta a grattarsi un’ascella, spacciato per non so quale truce gesto massonico, ma vi guardate bene dal domandarvi come sia possibile:
1- che un militare, nella concitazione di un’emergenza, registri una telefonata.
2- che tale telefonata venga diffusa con una solerzia incredibile e a dispetto del segreto d’indagine.

Vi indignate perché secondo voi qualcuno vi nasconde la verità sugli alieni (???), ma non vi indignate se qualcuno di più terreno e visibile sottrae al vostro vaglio di opinione pubblica elementi utili a capire una vicenda e ve ne offre solo di parziali e palesemente orientati.

Non vi indignate se un ministro irrompe in casa vostra, stuprando le vostre coscienze, e prima che al malcapitato sia concesso anche il diritto alla parola, vi dice che un padre di famiglia incensurato è un ASSASSINO.

Anzi, non solo non vi indignate, fate di peggio: correte sul profilo facebook dell’ “assassino” e scrivete una marea di insulti, prendendone le foto (anche quelle con le sue figlie) e pubblicandole nuovamente sui vostri profili invocando il ritorno dei bei tempi in cui ardevano i roghi nella pubblica piazza.

Non vi indignate perché siete gli stessi che hanno sempre agito in questo modo e che hanno sempre svenduto la propria coscienza ai porci comodi di quelle istituzioni che sono la vergogna del nostro Paese!!

Siete quelli che sulla base di una presunta “prova scientifica”, poi rivelatasi falsa, condannarono Dreyfus.
Siete quelli che insultarono Elvo Zornitta, presunto Unabomber che poi si scoprì essere stato dolosamente incastrato, e ne invocarono la condanna esemplare.
Siete quelli che sottoposero a lunghi giorni di linciaggio mediatico il papà del piccolo Tommaso Onofri, accusandolo del più atroce dei delitti, l’omicidio del figlioletto.
Il signor Onofri è venuto a mancare a gennaio, dopo anni di sofferenza a causa di un attacco cardiaco causatogli dall’onta subita e dal dolore.
Siete quelli che condannarono Girolimoni, e ancora siete quelli che condannarono Tortora.
Siete quelli che in occasione del naufragio dell’Andrea Doria si accanirono contro il comandante Calamai, perché all’epoca questo suggeriva la grancassa, ma l’impostura è così grande in voi, che non appena Calamai (e tutte le altre persone di cui sopra) sono state riabilitate, siete celermente balzati sul carro del vincitore, dicendo che, in fondo, voi lo avevate sempre saputo che non erano colpevoli.

La vergogna dell’Italia non è una lectio magistralis di Schettino mai avvenuta.
La vergogna dell’Italia siete voi e la vostra ipocrisia.” 

Nel lasciarvi, dopo quest’ampia esternazione personale, all’articolo, mi unisco alla solidarietà nei confronti della signora Angela Azzaro, anch’essa sottoposta a linciaggio in quanto “rea” di avere espresso una legittima opinione garantista, pur avendo probabilmente, nel caso in esame, un’opinione ancor più marcatamente garantista della sua, essendo convinta, sulla base di una personale analisi de iure e de facto della vicenda, del fatto che diversi capi d’imputazione a carico del C.te Francesco Schettino (facile capro espiatorio di prassi autorizzate e di responsabilità altrui), inclusi quelli più solertemente ripappagallati, siano destinati a cadere in dibattimento.
Il garantismo è ormai diventato, da caposaldo dello stato di diritto, un vero e proprio marchio di infamia.
Garantisti, dove siete?

Buona lettura e, vista la data, buon ferragosto!

Alessandra Pilloni

Al di là del Buco

Per me non è affatto una sorpresa leggere che mentre mi assentavo dal web stava accadendo quello che accade sempre. La società “innocente” si erge su tutto e tutti per delimitare spazi e dire chi può vivere o morire, pollice su o pollice giù. Gente alienata e facebook dipendente che avrà mille scheletri nell’armadio, che ha sicuramente fatto nella vita qualcosa di cui non va fier@, che stabilisce chi deve fare cosa, non secondo le leggi che determinano l’andamento della giustizia ma secondo la morale comune, quella del popolo, la stessa morale che può impiccare qualcuno sulla base di un sospetto o può rovinare la reputazione di una persona e non lasciarla in pace mai più soltanto perché non la pensa come noi. E’ il popolo dei linciatori e delle linciatrici morali, Savonarola dei nostri tempi, per cui il mondo va ripulito da esempi di imperfezione e di presunta o…

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3 thoughts on “Linciaggio per #Schettino e per chi invoca il garantismo

  1. Beh, su Schettino parlano i fatti: lui era il comandante della nave; la nave era dove non si doveva trovare (3 miglia fuori dalla rotta prevista); e se l’evaquazione fosse stata data subito non ci sarebbero stati morti. Che poi nella catena di comando siano ravvisabili altre responsabilità, e anche nella dirigenza della Carnival magari sotto forma di indicazioni per ridurre il danno, si tratta di fatti minori che non diminuiscono le colpe oggettive di un comandante che l’unico a decidere quando si trova sul vascello.

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    • Cara Risa, concordo assolutamente: parlano i fatti!
      I fatti dicono, però, che non ci fu alcun ritardo nell’evacuazione: anzitutto, mi preme sottolineare che da una nave in movimento non si possono, naturalmente, calare le scialuppe.
      Se le scialuppe fossero state ammainate “prima”, allora sì, sarebbe stata un’ecatombe.
      Allo stesso modo non vi fu ritardo alcuno nel dare l’allarme, se le risultanze della scatola nera parlano chiare… E chiaramente mostrano che, nonostante qualcuno abbia avuto a dichiarare che il Comando Costa Concordia non diede l’allarme se non un’ora dopo l’incidente (ossia alle 22,45), il Comandante Francesco Schettino aveva già comunicato a Compamare Civitavecchia una via d’acqua richiedendo un rimorchiatore (mai arrivato) ed una motovedetta alle ore 22,22 (in una chiamata peraltro cominciata qualche minuto prima).
      Tutto questo nonostante a quell’ora le informazioni provenienti dalla sala macchine fossero ancora parziali, posto che il quadro completo della situazione sarebbe arrivato non prima delle ore 22,26.

      Mi permetto di inserire un piccolo video che mostra bene cosa accade qualora vengano ammainate le scialuppe da una nave in movimento: https://www.youtube.com/watch?v=_QEsTnAIYlA
      sottolineando, qualora ce ne fosse bisogno, che quella che si vede nel video non è una scialuppa di salvataggio ed ha dimensioni molto più ridotte… Da ciò si può intuire quali sarebbero gli effetti con una vera scialuppa di salvataggio.

      Spostandomi alla questione della “responsabilità oggettiva” è bene non dimenticare che le ipotesi di responsabilità oggettiva, sia pure previste a livello codicistico, sono attualmente incostituzionali.

      La Corte Costituzionale, infatti, ha affermato in due sentenze del 1988 che il principio di
      colpevolezza ha rango costituzionale, riconoscendo espressamente che la “responsabilità personale” di cui all’art. 27 Cost. è da intendersi come sinonimo di responsabilità per fatto proprio colpevole (sent. 24 marzo 1988 n. 364).

      Questo principio è stato sviluppato nel 1991 (sent. 10 gennaio n. 2), quando la Consulta ha affermato che “perché la responsabilità penale sia autenticamente personale (…) è necessario che tutti e ciascuno degli elementi che concorrono a contrassegnare il disvalore della fattispecie siano soggettivamente collegati all’agente, cioè investiti dal dolo o dalla colpa”.

      Ne consegue che alla luce delle summenzionate pronunce della Consulta, anche le ipotesi codicistiche che appaiono riconducibili a casi di “responsabilità oggettiva” debbano essere fatte oggetto di una lettura costituzionalmente orientata, ossia debbano essere interpretate come se postulassero almeno la colpa dell’agente, colpa che dovrà abbracciare lo specifico fatto di reato, l’intero fatto di reato ed ogni elemento costitutivo del fatto di reato.

      Sarà possibile, nel caso di specie, accertare la sussistenza di colpa?

      Questo lo stabilirà il processo e, personalmente, in questa sede non mi permetto per correttezza di entrare nel merito, così come sarebbe bene che non vi entrassero autoproclamatisi “giudici” e “lupi di mare” da tastiera.

      Resta comunque del tutto valido quanto scritto sopra relativamente ad un supposto “ritardo” nell’evacuazione.

      Aggiungo doverosa menzione dell’art. 303 primo comma del codice della navigazione, rubricato “Abbandono della nave in pericolo”, che recita testualmente:

      “Il comandante non può ordinare l’abbandono della nave in pericolo se non dopo esperimento senza risultato dei mezzi suggeriti dall’arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di coperta o, in mancanza, di due almeno fra i più provetti componenti dell’equipaggio.”

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      • Allora par dunque che come già successo per altre tragedie alla fine non ci sarà alcun colpevole, non certo per colpa dei giudici, ma per le leggi che sono fatti per non responsabilizzare nessuno

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