L’abuso della carcerazione preventiva è uno degli scandali del sistema penale italiano

Condivido volentieri questo articolo a firma di Giorgio Alfieri originariamente pubblicato ieri (dalla testata L’Opinione).
Viene spiegato molto bene come la carcerazione preventiva dovrebbe essere usata unicamente come estrema ratio (cioè solo laddove tutte le altre misure cautelare siano inidonee a prevenire pericolo di fuga/inquinamento delle prove/reiterazione del reato), mentre in Italia se ne fa un abuso scriteriato, causato non da ultimo dal fatto che, quando poi gli eventuali nodi ed errori di valutazione vengono al pettine, chi aveva disposto la misura cautelare non paga.

Invito tutti a leggerlo, quasi come una sorta di premessa al mio prossimo articolo, nel quale palerò proprio, tra le altre cose, dei presupposti (insussistenti) per la custodia cautelare in carcere in relazione al sig. Massimo Bossetti.

Buona lettura!

Emilio Quintieri

carceri-640Un limite al ricorso alla custodia cautelare in carcere è entrato definitivamente in vigore la settimana scorsa, così come le disposizioni del decreto legge sulle carceri. Modificando il codice di procedura penale, il legislatore ha vietato al giudice di utilizzare l’arresto preventivo se dovesse ritenere che, all’esito del giudizio, non possa irrogare una pena che superi i tre anni di detenzione, salvo il caso di reati di particolare allarme sociale.

La discrezionalità del giudice era già stata limitata nel 1995, quando le misure cautelari del carcere e degli arresti domiciliari erano stata proibite nel caso in cui il condannato avesse potuto usufruire della sospensione condizionale della pena. È una buona notizia. Ma solo in parte.

L’abuso della carcerazione preventiva è notoriamente una delle pietre dello scandalo del sistema penale italiano: al 31 luglio 2014, su 54.414 detenuti, 8.665 sono in attesa di primo giudizio (fonte ministero della Giustizia). In percentuale…

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