Eva contro Eva

dal-film

 

 

Donne contro donne

Ieri sera, a cena da amici, per puro caso m’imbatto nella copia di un – chiamiamolo così – giornale. Nell’immagine, lo sguardo di Marita, seppur sempre intelligente, denota ormai una tristezza di fondo che mi spezza il cuore ogni volta che lo vedo. Con un senso di angoscia sfoglio le pagine fino all’articolo, per capire cosa significa quella domanda oscena, scritta senza vergogna.

“Le toglieranno i figli”?

Dopo quanto è accaduto, sostiene una delle interpellate, ci sarebbe da stupirsi se il Tribunale dei minori non aprisse, d’ufficio, un fascicolo di monitoraggio, perché – prosegue – potrebbe costituire una situazione pregiudizievole per la salute dei bambini. Non credo ai miei, di occhi, questa volta, non mi riesce di farlo, soprattutto quando si aggiungono termini come “atteggiamento cautelativo” e quando a pronunciarli è nuovamente una donna.

Non si capisce bene che cosa porterebbe un tribunale dei minori a mettere in dubbio le capacità genitoriali di Marita Comi. Una madre che da quasi due anni resiste allo tsunami che le è grandinato addosso, trovando la forza di continuare a crescere i suoi figli con dignità e determinazione, che siede sul banco dei testimoni affrontando domande pesantissime sulle sue abitudini sessuali e sui termini digitati nei motori di ricerca, da sola o con suo marito, adesso deve anche sentirsi minacciata di avere tolti i figli? Ma, scusate, come mai un’assurdità di questo tipo non è mai emersa prima di quell’udienza? È strano l’articolo, in particolar modo quando dice: “Tutti tacciono dunque quando Marita afferma che ha deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere…”.

Ho capito bene? Marita, secondo l’autrice dell’articolo (e coadiuvata dalle persone da lei interpellate), potrebbe perdere i figli perché ha deciso di non stare zitta, ma anzi di ribattere a tutte le domande che impunemente contenevano vocaboli strettamente legati al sesso e perché ha scelto di difendere suo marito che FINO A PROVA CONTRARIA E FINO AL TERZO GRADO DI GIUDIZIO gode della presunzione di non colpevolezza? No, non solo. Perché – dice-, se nella migliore delle ipotesi il padre fosse innocente, ormai è troppo pesante portare un cognome come il suo e i modelli familiari sono comunque quelli. Ma, scusate se insisto, fino a prima che Marita decidesse di testimoniare, la stampa che cos’ha fatto?

Ricordo per l’ennesima volta che il Garante della Privacy ha dovuto bloccare la diffusione di un articolo che riportava stralci di un interrogatorio in cui si parlava di uno dei tre figli*. Quindi, insomma, finché a dirne di tutti i colori – in televisione, sui giornali, online, a tutte le ore – è l’esercito della cronaca, i figli di Bossetti nemmeno li calcoliamo. Quando invece la loro madre va a testimoniare a un processo senza telecamere né registratori – blindato teoricamente, per tutelare la famiglia della vittima e i testi non maggiorenni – le bocche si spalancano e quegli stessi minorenni di cui sidovrebbe occupare il tribunale, sono alla mercé dell’ennesima “lapidazione mediatica” ai danni della madre, il prurito sconfina e, come fosse una festa, c’è chi pubblica anche gli elenchi dei siti visitati dal computer di casa Bossetti, tutti rigorosamente pornografici. E sempre sull’articolo che disgraziatamente mi è capitato sottomano, non manca la foto di quei piccoli – sì, certo, ci mancherebbe, con il viso coperto, ma perché farlo?

È un dramma sul dramma, pensavo, che contro Marita si siano trovate o si siano “offerte”delle donne. Sarà che sono stata educata alla solidarietà femminile e al riconoscimento delle battaglie per l’emancipazione e non riesco proprio ad accettare certe posizioni. In particolare – senza voler minimamente dare giudizi anche perché non è questa la sede -, quando i bèn pensanti spendono pagine e pagine di soliloqui per altri casi di cronaca, dove la potestà genitoriale non si dovrebbe mettere in discussione nemmeno di fronte alla rea confessa di turno. Non si può non notare, poi, che la scala di valori cambia spesso in base all’estrazione sociale di chi finisce in prima pagina e a farne le spese è chi ha meno mezzi economici. Finché è qualche opinionista col viso contratto dal moralismo, a sconvolgersi per come decidono di vivere la sessualità due adulti sposati e consenzienti è un conto, ma quando è un gruppo di donne la mia preoccupazione aumenta.

Chi la fa l’aspetti

Quando Colonna Infame ha cominciato a parlare di “pennivendoli” non lo ha fatto a cuor leggero, perché sapevamo e sappiamo quanto sarebbe importante avere una libertà di stampa reale a raccontare il mondo. Siamo andati a scuola e abbiamo studiato il ruolo fondamentale dei mass media nella guerraccia del Vietnam, così come – però -, abbiamo approfondito la posizione della stampa nei vari colpi di Stato della storia. È una questione di scelte, di stare da una o dall’altra parte. Con il diritto o contro il diritto, col garantismo o contro il garantismo, con l’onestà o contro di essa. Sarò anche impopolare, ma non provo alcuna pena per chi cambia bandiera ogni settimana – massacrando famiglie intere e mentendo sapendo di mentire -, e poi fa gli appelli lacrimosi perché il Tribunale chiude la porta a televisioni, registratori e cellulari pigliatutto. Anzi, mi stupisce e quasi mi fa ridere il coraggio di certuni che vanno a “rivendicare” il diritto di cronaca, dopo averne fatto polpette della domenica. Probabilmente pensano che la gente sia tutta scema, ignorante e senza memoria, se credono che certe scene siano già nel dimenticatoio. Scene e parole digitate su tastiere impazzite, senza capo né coda, con dati errati e con un condimento artefatto e costante. Qualche sporadica eccezione c’è, ma nemmeno troppo eccezionale, che si è ritirata pensando forse a quel che poteva capitare se avesse continuato a scrivere in un certo modo di questa vicenda: non trovare più spazio dove pubblicare e trasmettere, non portare più la pagnotta a casa,subire l’isolamento.

 

Conclusioni

 C’è un solo modo per dare un messaggio forte al “venditore”: non comprare.

* Art. 114 del Codice di Procedura Penale: “È vietata la pubblicazione delle generalità e dell’immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione . È altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni”.

 

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2 thoughts on “Eva contro Eva

    • Buongiorno Ezio, l’articolo “Eva contro Eva” è stato scritto da Sashinka, mentre il precedente, “Cattive intenzioni e mezze verità”, è frutto del lavoro di Laura.
      Laura e Sashinka, presenti sin dall’inizio in questo blog da me creato, continuano ad offrire un aiuto prezioso, ed attualmente portano avanti in mia assenza Colonna Infame ed i suoi ideali.
      Per correttezza, mi premeva fare anche pubblicamente questa precisazione, se non altro per complimentarmi a mia volta con Laura e Sashinka.
      In ogni caso, ti ho inviato una mail.

      Buona giornata,

      Alessandra

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