LETTERA APERTA A CHI CONOSCE LA VERITÀ SULLA MORTE DI YARA GAMBIRASIO

 

di Laura e Sashinka

Era tanto che accarezzavamo l’idea di scrivere una lettera aperta usando il blog e il gruppo come tramite, tuttavia abbiamo deciso di attendere la pronuncia della sentenza nella vana speranza che il numero delle vittime di uno sconsiderato comportamento si fermasse ad una. Non che per importanza la piccola ginnasta sia da meno, lei purtroppo ha perso la vita oltre alla libertà di viverla come invece è successo al signor Bossetti.

Noi non abbiamo idea di chi si celi dietro le quinte di questo torbido delitto, ma abbiamo sempre scartato, sin da subito, la possibilità “del singolo responsabile” perché – a nostro parere – per far sparire una ragazza, occultarne il corpo senza vita, cercare di confondere le acque– depistare direbbe qualcuno -, e farla ritrovare in un campo, una persona sola non è sufficiente. Nel mondo delle nostre idee siete un numero non ben definito di giovani, e lo eravate molto di più allora, siete stati aiutati da degli adulti e avete avuto l’appoggio di un silenzio diffuso.

Premesso ciò ci assumeremo la responsabilità di rivolgerVi il nostro accorato appello parlando al plurale.

Essendo i nostri un blog e un gruppo accessibili a tutti, magari Vi sarà capitato di accederVi mossi da mera curiosità o per comprendere quanto fosse cospicuo il numero di persone che non si sono lasciate abbindolare dal “Mangiafuoco” mediatico, il quale, per una serie di circostanze a Voi propizie, ha tessuto una trama ben lontana dalla realtà che Vi vedeva responsabili.

Ebbene siamo in netta minoranza, lo dice una sentenza, il caso è chiuso, l’udienza è tolta, il Vostro segreto è al sicuro tra le quattro mura di una casa di Brembate, ma non è poi tanto segreto se qualcuno, usando solo un filo di logica, è arrivato a comprendere la verità. Sarà che siamo delle disincantate, ma non abbiamo mai creduto nell’uomo nero che si muove misterioso col favore delle tenebre, che esce dal nulla e ti porta via senza motivo e, per di più, senza conoscerti. La vita ci ha insegnato che chi ti prende ha, la maggior parte delle volte, un viso familiare, un’apparenza innocua, ti abita accanto, è un figlio o un genitore proprio come te, cena con i suoi e ha persino un bell’aspetto. Questa è una triste storia di genitori e figli, da ogni lato la si guardi. C’è chi un figlio l’ha perso per sempre in una fredda notte di novembre, chi i figli li ha persi perché un giudice glieli ha tolti e c’è chi pur non avendoli persi di fatto, con la morte di Yara, ha dovuto dire addio alla loro ingenuità e alla loro anima, perdendo così anche un po’ della propria.

Bisogna essere genitori per riuscire a comprendere l’istinto animale che ci spinge ad operare determinate scelte in luogo di altre, non ce la sentiamo di biasimare i Vostri genitori non essendolo noi per prime, non sappiamo che avremmo fatto ritrovandoci al loro posto. Ci preme specificare questo perché Vi parliamo in maniera molto franca, ma sappiamo per certo che al loro posto, a quest’ora, saremmo morte senza esserlo, avremmo perso la nostra anima comunque, che Voi aveste confessato o meno. Certo, c’è da dire, che in quanto a esempio non è stata un’idea geniale, perché quando si fanno i figli sarebbe meglio essere lungimiranti e pensare che un giorno anche loro potrebbero diventare genitori, e diventarlo con una macchia e una paura così forti non è il migliore auspicio.

Abbiamo immaginato che Vi abbiano rassicurati fin dal primo momento successivo a quello che speriamo sia stato un banale incidente, supponiamo che Vi abbiano ripetuto, fino allo stremo, che non sareste finiti in prigione, che le Vostre brillanti vite sarebbero proseguite come se quella notte non fosse mai arrivata, che piuttosto si sarebbero accollati le Vostre colpe pur di salvaguardare il Vostro futuro, che non avevate nulla da temere, che avrebbero pensato a tutto ed è lì che si sono spalancate per loro, fino ad un’ora prima comuni genitori come tanti, le porte dell’Inferno, perché, Voi lo sapete e ci pensate ogni sera prima di addormentarVi, hanno dapprima nascosto il corpo e poi, dovendo decidere in fretta e terrorizzati dal perderVi, si sono macchiati di una serie di infami colpe che hanno ripulito le Vostre mani dal sangue di una bambina sporcando senza speranza di assoluzione le loro.

Non Vi chiediamo come Vi sentite ad aver distrutto quattro o cinque famiglie, non Vi chiediamo come fate a prendere sonno e a continuare le Vostre esistenze tra probabili viaggi, vacanze e studi, non Vi chiediamo come sono stati gli ultimi sei anni quando, tutti assieme, Vi sedevate a tavola a cenare, non ve lo chiediamo perché qualsiasi risposta non cambierebbe la realtà delle cose oggi, a quattro giorni dalla sentenza che vede condannato il signor Bossetti come unico colpevole dell’omicidio Gambirasio.
Qualcuno, da un pulpito, aveva levato in alto l’epico quesito: “Preferite essere i genitori di Yara o di chi ha ucciso Yara?” salvo poi rintanarsi in un religioso silenzio appena resosi conto che la domanda non era stata gradita.

A fare la differenza sarebbe stato il porsi queste domande molti anni fa, prima che gli eventi travolgessero un’intera nazione e un innocente venisse accusato per le Vostre colpe, ormai poco cambia sapere come siano andate realmente le cose, ha vinto un mezzo “DNA schiacciante”, frutto di menzogne e abbagli che passerà alla storia con tutte le sue mancanze, quando di schiacciante, in questa storia, c’è solo il grosso peso che portate sul petto e con il quale, Vostro malgrado, dovrete convivere tutti perché quello nemmeno una Giustizia ottusa e malata può cancellarlo e Vi ritroverete a dover indossare una maschera per il resto della vostra vita.

 

giovani

I PASSI INDIETRO

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Articolo di Laura Clemente

 

Attenzione cittadini italici, da ieri, 1 luglio, e sarebbe il caso di aggiungere anno del Signore 2016, siamo tutti a rischio, perchè il Tribunale di Bergamo non ha soltanto condannato un uomo innocente all’ergastolo,  privandolo anche della patria potestà per annientarlo in maniera completa e definitiva,  infliggendogli il dolore più grande tra i dolori, ha contemporaneamente decretato che mezzo DNA farlocco può volare e posarsi dove crede meglio o dove serva alla bisogna. Siamo tutti in pericolo, dunque, siamo tutti esposti perché, come ripetiamo da ormai 2 anni, siamo tutti Bossetti.

Ora è arrivato il momento di far sentire le nostre voci, di dimostrare che  un processo blindato, teso a far trapelare il meno possibile, celebrato sottovoce affinché non fosse disturbato il sonno della massa, non può imbrigliare le voci di chi sveglio è stato dal primo giorno, da quell’ormai lontano 16 giugno, e ciò non solo in nome dell’odierno capro espiatorio, ma in nome di chiunque, cittadino sprotetto e medio, potrebbe un giorno dover fare i conti con una situazione simile, dove in nome dello strapotere, nella foga di difendere interessi e poltrone,  del mantenere intatto lo status quo delle cose ed inalterati certi equilibri, chiunque è sacrificabile.

Come degna conclusione per ogni processo mediatico che si rispetti, persino la sentenza è stata letta con qualche minuto di anticipo dai giornalisti di Rete 4, salvo poi urlare all’errore, complice la cecità degli italiani che sin dal primo giorno si sono guardati bene dall’aprire gli occhi, quel minimo che sarebbe bastato,  per comprendere la piega malata che questo brutto fatto andava prendendo. È stata solo la cronaca di una sentenza annunciata? Forse, o forse no.

Chiunque di Voi italiani in età da patente, abbia stappato una virtuale bottiglia in onore di una sentenza di colpevolezza e abbia celebrato l’avvenimento con canti e danze alla “buttiamo la chiave”, sappia che il dna da ieri vola, lo ha stabilito una sentenza della Corte d’Assise di Bergamo e quindi non ci saranno santi a cui votarsi quando sarà il vostro turno, ossia quando sarà il vostro profilo genetico, geneticamente modificato, a spiccare il volo! Dunque, come dicevo sopra, questa non è solo una sentenza di colpevolezza a carico di un operaio qualunque che volentieri dimentichereste in galera,  questa è una passeggiata sulla Luna, un piccolo passo per l’uomo un grande passo per l’umanità…peccato che sia all’indietro.