Lettera aperta di solidarietà a Massimo Bossetti (scritta da Laura il 5 settembre)

Inserisco una lettera scritta da Laura, amministratrice, con me e Sashinka, del nostro gruppo facebook, ed originariamente pubblicata, la sera del 5 settembre, nel gruppo stesso.
E’ una lettera che, come tutti gli scritti di Laura, spicca per umanità ed empatia, e che inserisco con piacere, sia pure a distanza di un mese, perché ritengo che, ogni tanto, si debba anche osservare la vicenda sotto il profilo umano.
Tornerò alla mia solita verve polemica nell’analisi dei fatti nei prossimi giorni (ho scritto di recente, ma ho di nuovo tantissimo da dire e soprattutto da smentire, non da ultimo alla luce di una recente puntata di Porta a Porta); per oggi, mi limito a dire che pur non avendo scritto questa lettera di mio pugno, ne condivido i contenuti e sono certa che queste parole rispecchino anche il pensiero di tanti iscritti al nostro gruppo facebook.
Al signor Massimo Bossetti sono state sin dal principio negate le garanzie fondamentali: noi stigmatizziamo questo approccio mediatico-giudiziario e, con una lettera aperta, vorremmo dirgli che non tutti i suoi concittadini lo hanno avventatamente “condannato”.

Alessandra Pilloni

Spettabile sig. Massimo,
Ho pensato tante volte, sin dal principio di questa Sua odissea, di scriverle una lettera.
Lo faccio stanotte augurandomi che Lei possa leggerla da uomo libero.
Lei non ci conosce ma, cosa tristissima, noi conosciamo Lei.
Chiaramente conosciamo il Suo nome e quello di gran parte dei Suoi familiari, minori compresi.
Siamo stati, nostro malgrado, messi al corrente sulle Sue abitudini e sul Suo modus vivendi poiché la Sua vita è stata resa pubblica senza alcun riguardo.
È l’alba del tracollo di una società che ormai di civile non ha più nulla e dalla quale Noi, come gruppo, ed io come cittadina ci dissociamo a gran voce.
Ci tengo che Lei sappia, innanzitutto, che sin dal primo istante successivo al vergognoso arresto, ho avuto la certezza della Sua estraneità ai fatti che la vedono protagonista.
Sono, come penso tutti in seno al gruppo nato in Suo nome, in sua difesa ed in quella della presunzione d’innocenza, mortificata, sconcertata e allibita dal trattamento giuridico/mediatico che Le è stato riservato.
Nutro una grande ammirazione nei confronti della Sua compostezza, considerata dai di più indice di rassegnazione e di colpevolezza, che, diversamente, io ho letto fin da subito come il comportamento di un uomo di sani principi il quale crede nella Giustizia ed è fiducioso che su un errore di tale portata verrà fatta presto chiarezza.
Mai dimenticando la famiglia della giovane vittima, la quale anch’essa ha mantenuto un comportamento esemplare, non posso non pensare alle altre vittime generate dalla presunzione e dal delirio di onnipotenza di chi, pur di non ammettere i propri errori, ha finito per azzerare l’esistenza, la quiete domestica e la privacy di un’altra famiglia, la Sua.
Voglio che Lei sappia che esiste una piccola percentuale di italiani che ha sofferto e soffre con Lei e per Lei, per la sua condizione d’isolamento, per il distacco forzato dai Suoi tre meravigliosi bambini, per le oscenità dette e scritte sul Suo conto e su quello della Sua bellissima moglie, per il modo invasivo ed inaccettabile con cui sono state condotte le indagini.
Con il Suo caso siamo piombati nel caos, ci siamo messi in ridicolo di fronte al mondo intero, si sono scatenati gli impulsi più biechi che animano i “nostri”, ahimè, connazionali. Se questo scempio si potesse attribuire all’ignoranza, intesa nel senso stretto del termine, potrei anche farmene una ragione, giacché trattasi di un male incurabile, purtroppo però la sete di sangue ha colpito come un virus tutti i ceti sociali e tutti i livelli culturali.
Mi sembra, giorno dopo giorno, di vivere in un film apocalittico dove i “mangiacervelli” si moltiplicano a vista d’occhio mentre i sopravvissuti alla pandemia si cercano disperatamente tra loro e, quando si trovano, si stringono per fronteggiare il pericolo di essere risucchiati in una realtà nella quale sarà loro precluso il pensare liberamente. Bisogna sempre combattere per le proprie convinzioni anche rischiando di diventare impopolari, bisogna avere la forza di remare contro corrente se si è consapevoli che sarebbe un errore seguirla.
Dall’alba dei tempi la storia ci narra di minoranze che sono riuscite a cambiare il corso degli eventi, così come ci narra che il mito del capro espiatorio è sempre esistito; non c’è però alcuna giustificazione, in un’era evoluta come la nostra, alla gogna a cui è stato esposto.
Il suo processo si è tenuto in tv, la quale si è trasformata in una pubblica piazza medioevale, e Lei, ha ascoltato la Sua sentenza già col cappio al collo.
Noi, spettatori increduli, francamente ci dissociamo e ci mettiamo la faccia nel farlo; ogni giorno Le dedichiamo quasi tutto il nostro tempo libero, anche se stanchi alla fine di una giornata lavorativa, e, grazie ad Alessandra abbiamo unito le forze e i cervelli, buttato giù milioni di parole, smontato ogni accusa che Le è stata mossa, abbiamo sollevato dubbi, denunciato apertamente trasmissioni televisive e relativi conduttori, smascherato voltagabbana, ingaggiato discussioni interminabili con forcaioli fuori controllo e censurato ampiamente la maniera di fare giornalismo e quella di condurre le indagini da parte di coloro i quali si sono sporcati le mani aizzando una folle folla contro un uomo innocente a carico del quale non hanno trovato terreno fertile nemmeno i più fantasiosi pettegolezzi. Lei è davvero una persona ammirevole, una perla rara di questi tempi, un uomo casa e lavoro che si rimbocca le maniche per dare sicurezza e stabilità alla famiglia.
Non disperi Le chiedo, abbia ancora fiducia e pazienza, questo incubo finirà.
Noi non ci fermeremo mai finché non sarà fatta giustizia e le sarà restituita la Sua Vita e la Sua Libertà.
La Dignità, invece, le garantisco, non gliela potranno mai portare via perché Lei ha saputo conservarla anche nell’Inferno in cui è stato confinato.
Con la speranza di poterLe presto stringere la mano le auguro intanto una buonanotte e la saluto caramente anche a nome di tutti i membri del gruppo.

Laura.

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Gruppo facebook “Giustizia e verità: no all’accanimento mediatico contro Massimo Bossetti”: l’Italia che dice no ai linciaggi mediatici

In queste pagine, ho criticato duramente chi nel nostro Paese ha scordato i principi di civiltà e messo in atto una operazione di vero e proprio linciaggio mediatico ai danni di Massimo Bossetti.
Il giorno successivo al fermo di Bossetti, rimasi così sconvolta da alcune esternazioni che stavo leggendo in rete, che incitavano al linciaggio ed alla tortura di quest’uomo e perfino dei suoi bambini, che pubblicai sulla mia pagina facebook uno stato che vale la pena riportare pari pari:

“Non siete persone giuste né persone indignate, siete persone incivili e pericolose.
Questo è il mio secondo e ultimo stato sulla vicenda, poi calerà il mio “silenzio stampa” fino alla conclusione del processo, sempre se sarò ancora in vita, vista la durata dei processi nel Bel Paese.
Da ieri pomeriggio ci vuole un certo coraggio a guardare la home di facebook.
Invocare a gran voce, come state facendo, la pena di morte, la tortura, la lapidazione in nome della giustizia non solo non fa di voi delle persone migliori bensì fa di voi delle persone pericolose
Avete un concetto della giustizia rimasto fermo di qualche secolo: siete come quelli che andavano con il forcone a prendere a casa uno che era stato additato come “mostro”.
Vi dite pronti pronti a uccidere solo perché vi fanno vedere una foto in TV… e poi usate la scusa “i bambini non si toccano”, ma è solo un pretesto: perché il fatto che siate persone che invocano il linciaggio e la tortura nei confronti di una persona il cui volto è stato sì mostrato dai media… ma che ancora non ha subito nessun processo e, fino a prova contraria, potrebbe anche non essere colpevole.. mostra platealmente quanto odio nutriate, nel profondo, per la persona umana.
E allora mi viene il sospetto che la vostra indignazione sia tutta di facciata, e che questo ennesimo mostro da prima pagina le cui responsabilità non sono ancora state accertate sia solo un nuovo strumento, concesso al popolino affinché possa sfogare le proprie pulsioni più grette senza rimorsi e sensi di colpa, risparmiati dal comodo pretesto.
Io non so se questa persona sia colpevole o innocente, ma so che ancora nessuno lo ha accertato e questo mi basta e avanza per tacere.
E, di fronte a tutto ciò che purtroppo sto leggendo, come l’augurio di ottenere “giustizia sommaria” in carcere ad opera di altri detenuti, anche io vorrei fare un augurio a questa persona, e nello specifico gli auguro con tutto il cuore di essere colpevole, perché nel caso in cui non lo fosse non oso immaginare fino a che punto media e forcaioli telematici della prima ora abbiano potuto rovinare la sua vita.
Passo e chiudo.”

Quando scrissi questo stato su facebook, ancora non avevo letto (anche perché ancora non era stata emessa) l’ordinanza del GIP, dalla quale è partita la mia ricerca di fonti, attuali e passate, per cercare di ricostruire la vicenda.
Quando leggendo gli atti e facendo un controllo incrociato con altre fonti mi sono resa conto che i miei dubbi sulla colpevolezza di Bossetti erano infinitamente maggiori delle mie certezze, ho deciso di venir meno alla promessa che avevo fatto, cioè il “silenzio stampa”.

Il silenzio è un’arma a doppio taglio: da un lato offre una tranquillità di facciata, dall’altro si traduce in una forma di inerzia ed indifferenza che può rivelarsi deleteria.
Se tutti tacessero, se nessuno protestasse, se non si levasse mai alcuna voce contraria, non sarebbe possibile alcun progresso.

Così, ho deciso di creare un gruppo facebook, chiamato “Giustizia e verità: no all’accanimento mediatico contro Massimo Bossetti”: un gruppo nel quale esprimere e condividere dubbi, proporre ricostruzioni alternative, cercare spiegazioni e soprattutto stigmatizzare quei linciaggi mediatici che tanto costano, al nostro Paese, in termini di dignità.

Sono felice di aver scoperto, anche grazie a questo piccolo spazio virtuale, un’altra Italia: l’Italia di chi non ci sta, l’Italia di chi non tace, l’Italia che si oppone alla sopraffazione, l’Italia che preferisce la ragione alla forza bruta, l’Italia che solidarizza con un uomo che si proclama innocente e difende il suo diritto ad essere considerato tale fino a sentenza definitiva passata in giudicato.

Per questo, vorrei ringraziare singolarmente, anche se per questioni di spazio non farò i nomi, tutti gli iscritti, che volontariamente ogni giorno si impegnano nel portare avanti un sano ideale di giustizia e di garantismo.

Invito chiunque leggesse questo blog e fosse mosso da analoghi intenti ad aderire al gruppo, ed a tal fine ne presento anche qui il regolamento:

“Questo gruppo nasce allo scopo di vagliare e diffondere in una prospettiva strettamente garantista la vicenda mediatico-giudiziaria relativa a Massimo Giuseppe Bossetti, attualmente indiziato per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio.
Il gruppo è aperto al dibattito ed ai più svariati apporti da parte dell’utenza, che potrà contribuire, con le proprie riflessioni, a vagliare materiale mediatico e/o documentale ovvero a proporre ipotesi alternative sulla vicenda, ricordando sempre che è severamente vietato inserire accuse rivolte a persone specifiche: nel caso in cui ciò dovesse avvenire, l’amministrazione declina ogni responsabilità.
Attualmente vi è un controllo sui post, ma è finalizzato unicamente ad evitare l’intervento in massa di provocatori: non appena ci conosceremo meglio ed il clima sarà più consono, questa misura verrà meno.
Il gruppo NON è finalizzato allo scontro tra “colpevolisti” ed “innocentisti”.
Il principio di rispetto della presunzione di innocenza che ispira il gruppo non è aggirabile in alcun modo: per questa ragione, eventuali post tesi alla sterile denigrazione del signor Bossetti e della sua famiglia, all’insulto o alla divulgazione di tesi colpevoliste non verranno approvati o, qualora inseriti tra i commenti, l’amministrazione si riserva la facoltà di eliminarli.
Il gruppo è esplicitamente finalizzato a sensibilizzare e dibattere sulla pressante questione del diritto alla presunzione di innocenza ed alla stigmatizzazione di processi mediatici di stampo medioevale.
Il gruppo continuerà a perseguire la sua attività informativa per tutto il tempo necessario, anche qualora questa vicenda dovesse protrarsi negli anni.”

“AVVISO PER CHIUNQUE FACESSE RICHIESTA DI ISCRIZIONE:
il gruppo è impostato come aperto affinché i suoi contenuti siano fruibili a tutti, nell’augurio che possano fungere da spunto di riflessione ed ulteriore ricerca.
Mio scopo primario è però anche garantire che il gruppo non degeneri, non divenga terreno di liti né piazza per ospitare gli strali dei colpevolisti che vorrebbero coprirci di insulti: stanno arrivando molte richieste di iscrizione da parte di persone con profili non riconducibili a persone reali, senza nome vero né alcuna foto, completamente blindati e soprattutto appena creati, cosa che mi fa pensare siano stati creati ad hoc.
Per evitare possibilità di degenerazioni mi riservo di NON accettare richieste di iscrizione provenienti da profili aventi queste caratteristiche.
Mi scuso per l’inconveniente, ma il gruppo è nato solo ed esclusivamente allo scopo di valutare criticamente i fatti relativi al processo (attualmente mediatico, in seguito molto probabilmente penale), alle accuse a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, del quale questo gruppo mira a difendere la presunzione di innocenza e il diritto alla difesa, attraverso l’analisi di materiale giuridico e scientifico utile a tal fine.
Il gruppo NON è invece nato, ad esempio, per ospitare scontri, insulti, gossip, processi virtuali e simili: chi è interessato a tutto ciò troverà senz’altro ambiente più congruo nelle pagine facebook nate per insultare Bossetti o degenerate in tal senso, che a quanto pare facebook ritiene compatibili con le sue linee guida.

Questo gruppo batte bandiera garantista e NON intende cambiare rotta.

Tuttavia, qualora qualcuno per specifiche necessità volesse iscriversi al gruppo con profilo ad hoc e pseudonimo (ad es. parenti, conoscenti, o altre persone che per seri motivi non vogliono esporsi con il proprio nome) può contattarmi privatamente spiegandomi la situazione: in tal caso sarò lieta di accettare la richiesta di iscrizione e mi impegno sin da ora a garantire assoluto riserbo.”


Per chiunque volesse aderire:
https://www.facebook.com/groups/739418322785238/?fref=ts

Per chiunque volesse altrimenti contattarmi:
https://www.facebook.com/alessandra.pilloni.560
Oppure:
redbaroness@hotmail.it